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Tom Wolfe a Princeton

Il grande scrittore e l’incapacità degli intellettuali americani di comprendere e apprezzare il loro paese secondo la National Review

30 Luglio 2018 alle 12:13

Tom Wolfe a Princeton

"Nel 1965 Tom Wolfe visitò l’Università di Princeton per un dibattito sul tema de ‘Lo stile degli anni Sessanta’”, ha scritto Matthew Continetti, ricordando sulla National Review il celebre giornalista americano. “Era in programma che l’autore de ‘La baby aerodinamica kolor karamella’, pubblicato quello stesso anno, apparisse a fianco di Günter Grass, Allen Ginsberg e Paul Krassner. ‘Senza che me ne accorgessi’, scrisse Wolfe, ‘avevamo iniziato a discutere del fascismo in America’. Wolfe era sconcertato, Grass silente, mentre i loro co-relatori descrivevano gli incubi e le ingiustizie che si stavano verificando fuori dall’aula in cui si trovavano. ‘Improvvisamente’, ricordò Wolfe, ‘sentii la mia voce riecheggiare dal microfono: ‘Dio mio, ma di cosa stai parlando? Siamo nel bel mezzo di una… esplosione di felicità!’. Non era quello che il pubblico voleva sentirsi dire. ‘Un’ondata di borbottii e rumori spiacevoli’ affogò la voce di Wolfe, che però trovò un alleato inaspettato in Grass, che parlò di nuovo. ‘Nell’ultima ora ho tenuto gli occhi posati su quella porta’, disse, ‘parlate di fascismo e di repressione della polizia. In Germania, quando ero studente, sarebbero entrati da quella porta un’ora fa. Evidentemente in questo paese la polizia è molto lenta’. Quanto poco è cambiato il nostro clima intellettuale, tra quella sera negli anni Sessanta e la morte di Wolfe avvenuta il quattordici maggio".

 

"Gli scrittori americani, gli artisti, i pensatori e i loro manqué mediatici continuano a sostenere che la nostra civiltà è decadente, sessista, razzista, ridotta in stracci, in procinto di soccombere all’autoritarismo o al fascismo; la popolazione sarebbe impoverita, l’ambiente distrutto, il mondo reso peggiore dalla nostra presenza. Il canto accorato dell’apocalisse e della tristezza include gli ultimi numeri dell’Atlantic, che se la prende con ‘la nuova aristocrazia americana’ del ‘9.9 per cento’ (l’1 per cento sarebbe stato troppo elitista!) e del Time, che si lamenta di ‘Come i baby boomers hanno rovinato l’America’. Eppure, mentre scrivo, il tasso di disoccupazione è al 3.9 per cento, il reddito disponibile pro capite è ai suoi massimi e, stando a Gallup, la maggior parte della popolazione è soddisfatta della direzione del paese, più che negli ultimi tredici anni. Tom Wolfe è stato celebrato per le sue innovazioni e produzioni letterarie, per la sua eleganza sartoriale, per il suo occhio di falco, per la sua ineluttabile cortesia. Ma la sua reputazione di grand’uomo letterato non dovrebbe oscurare uno dei suoi temi più importanti: l’incapacità degli intellettuali americani di comprendere e apprezzare il loro paese. Il lavoro dei contro-intellettuali come Tom Wolfe è quello di impedire agli intellettuali di rovinare le cose per noi altri. E di indicarci col dito l’esplosione della felicità”.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    30 Luglio 2018 - 15:03

    C'è un motivo di soddisfazione che scaturisce dalla lettura di questo articolo : rendersi conto di essere in compagnia di tanti autorevoli intellettuali americani e di condividere (con assoluta modestia) il loro non benevolo parere sugli Usa.

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