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Eccezionale è l’Europa, non l’America

Janan Ganesh sul Financial Times spiega l'unicità europea e il bisogno di un Tocqueville al contrario

30 Luglio 2018 alle 09:19

Eccezionale è l’Europa, non l’America

Foto Pixabay

"Come per Darwin nelle Galàpagos, che disegnava i fringuelli per la gente a casa, esiste una ricca (se non sprezzante) tradizione di reportage in cui gli europei visitano gli Stati Uniti e ne documentano le peculiarità”, ha scritto Janan Ganesh sul Financial Times.

 

“Alcune di queste produzioni si aggiungono al canone occidentale, come ‘La democrazia in America’ di Alexis de Tocqueville. Altre rimangono nelle riviste delle compagnie aeree. Tutte, però, partono dall’assunto che l’America è in qualche modo eccezionale. In realtà, è sempre più dura abbandonare l’Europa occidentale senza essere oppressi dalla sensazione che siamo noi, non gli americani, a essere quelli strani del mondo. Gli americani sono religiosi, ma lo è la maggioranza del pianeta. Gli americani ostentano il loro patriottismo, ma non è che i turchi o gli indiani siano timidi quando si tratta di bandiere. Rimango colpito dalla miriade di sconti speciali, nei negozi, per i soldati (‘Voi ci coprite le spalle, noi copriamo le vostre’) e ne deduco che la vita americana è insolitamente militarizzata, finché non realizzo che è la vita europea a essere insolitamente pacifica. C’è poi la controversa questione dell’ironia. Siccome la schiettezza, in Gran Bretagna, è un grave crimine sociale (proprio come il suo fratello, l’entusiasmo, lo è in Francia), consideriamo la loro prevalenza in America prova del sottosviluppo di questa civiltà, come se questo prodotto coloniale di paese avesse bisogno di più tempo per comprendere la sostanziale insensatezza della vita. Ne consegue che zone più antiche e più sagge del mondo, più o meno, ci arrivino, anche se in realtà l’indifferenza esistenziale è un vizio prettamente europeo".

 

"E’ facile capire come si sia affermata l’idea di un eccezionalismo americano. Non succedeva dai tempi dell’Antico Egitto che la massima potenza mondiale si trovasse al di fuori della massa eurasiatica. L’eccezionalismo europeo è più che culturale: è radicato nella fisicità del continente. Stando alla Banca mondiale, la densità media della popolazione del globo è di 57 persone per chilometro quadrato. Gli Stati Uniti, dove è 35, non si allontanano troppo da questa stima. In Germania è 236, in Gran Bretagna 271, in Olanda 506. Gran parte dell’umanità è esposta a calori fetidi, inverni sadici o la costante minaccia di disastri naturali. Il clima estremo americano non è, nel senso statistico del termine, affatto estremo. L’Europa, dove di rado la natura si rifà sugli uomini, è un’eccezione. Erronea nelle sue convinzioni, benigna nelle sue circostanze naturali, sempre più distante dagli eventi del mondo reale: l’Europa è l’aberrazione globale che ha spesso descritto riferendosi all’America. Il suo pedigree di reportage voyeuristico è pronto per essere capovolto: succederà che un Tocqueville americano o cinese prenda le misure del vecchio continente e ne illustri le peculiari manie. E’ ora che ci accorgiamo di quanto siamo strani”.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    30 Luglio 2018 - 11:11

    Sarebbe opportuno lasciar perdere qualsiasi discorso su eccezionalismi inesistenti (ovunque) e ragionare serenamente su chi detenga il miglior livello di benessere e la più elevata qualità della vita (per una persona di reddito medio/medio alto perché non v'è dubbio dove stiano meglio i molto ricchi). Vorrebbe dire ragionare sul potere d'acquisto delle retribuzioni, sulla possibilità di ricevere cure sanitarie, sull'accesso ad una istruzione di buon livello, sulla presenza di offerta culturale diffusa, su sicurezza e violenza presente, sulla possibilità di rapporti interpersonali. Forse allora vedremmo che i paesi della vecchia Europa, senza essere eccezionali e con la presenza di notevoli problemi (e stranezze come si afferma nell'articolo) offrono ancora condizioni di vita miglior rispetto a quelle di chiunque altro.

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