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Chi ha una doppia laurea non capisce Trump. “Il suo mondo è a tre imperi”

Niall Ferguson spiega perché siamo di fronte al “momento Impero romano” dell’occidente e l’Europa è quella che rischia di più

18 Giugno 2018 alle 11:46

Chi ha una doppia laurea non  capisce Trump. “Il suo mondo è a tre imperi”

Donald Trump (foto LaPresse)

Per le persone più istruite che conosco, Donald Trump è un presidente terribile, orribile, non buono, molto cattivo. Ma potrebbe avere la stoffa di un imperatore piuttosto efficace?”. Se lo chiede lo storico di Stanford Niall Ferguson. “La morte della repubblica non è qualcosa cui io, da futuro cittadino, darei il benvenuto. Eppure è una possibilità che deve essere presa in considerazione, proprio perché così tante persone intelligenti continuano a sottovalutare Trump. Da due anni le persone con almeno due lauree universitarie hanno digrignato i denti per ogni affermazione e mossa di Trump. Per gli esperti di politica estera è un toro in un negozio di porcellane e calpesta ‘l’ordine internazionale basato sulle regole’. Per l’establishment economico è una palla da demolizione che distrugge più di mezzo secolo di consenso sul fatto che il libero scambio funzioni meglio del protezionismo. ‘Non turbare i tuoi alleati europei. Non uscire dall’accordo sul clima di Parigi. Non minacciare la Corea del Nord. Non sono d’accordo per un vertice con Kim Jong-un. Non rottamare l’accordo con l’Iran’.

 

Tutto questo finirà in un disastro: o la terza guerra mondiale o una tranquilla conquista cinese del mondo. O un’acquisizione russa dell’Europa. O qualcosa di terribile, orribile, non buono, molto cattivo. ‘Fermati, fermati, fermati’, piangono gli economisti. ‘Non imporre tariffe a nessuno, specialmente ai tuoi alleati. Non chiedere riduzioni nel deficit commerciale tra Stati Uniti e Cina. Non fare enormi tagli alle tasse’. Tutto questo finirà in un disastro – o una Grande depressione o un’inflazione galoppante. O qualcosa di terribile, orribile, non buono, molto cattivo. Una caratteristica sorprendente di questi terribili commenti è quanto siano stati sbagliati finora. Nonostante tutti i discorsi da Cassandra, l’America potrebbe ancora raggiungere l’obiettivo di Parigi di ridurre le emissioni di biossido di carbonio. Gli europei hanno ampiamente accettato di dover spendere di più per la propria difesa. Kim ha interrotto i suoi test missilistici e si è presentato al tavolo dei negoziati. E l’Iran sta vacillando per la reimposizione delle sanzioni e una spinta militare statunitense-israeliana-araba concertata. Nonostante tutte le chiacchiere sulla guerra commerciale, l’economia americana è in piena occupazione, il dollaro si sta facendo sentire, il mercato azionario è salito del 30 per cento dall’elezione di Trump e gli unici paesi in difficoltà sono i soliti sospetti con i loro soliti problemi (come la Turchia). Non è che Trump sia un genio sottovalutato, o un idiota savant. E’ solo che il suo modo intuitivo, istintivo, impulsivo di operare, familiare a coloro che hanno fatto affari con lui, sta esponendo alcuni difetti fondamentali nella struttura concettuale di quelli con la doppia laurea. Sì, c’è molto da dire in linea di principio a favore di un ordine internazionale basato su regole esplicite; e, sì, quelle regole dovrebbero favorire il libero scambio rispetto al protezionismo. Ma se, in pratica, il tuo ordine liberale internazionale consente alla Cina di raggiungerti, prima economicamente e poi strategicamente, probabilmente c’è qualcosa di sbagliato in esso. La chiave per la presidenza Trump è che è probabilmente l’ultima opportunità che l’America ha per fermare o almeno rallentare l’ascesa della Cina. E anche se potrebbe non essere intellettualmente molto soddisfacente, l’approccio di Trump al problema, che è quello di affermare il potere degli Stati Uniti in modi imprevedibili e dirompenti, potrebbe in effetti essere l’unica opzione valida rimasta. Pensa al mondo come a un sistema a tre imperi. Dimenticate la Coppa del mondo e la fantasia per cui i Davide possono a volte uccidere Golia. Nella vera Coppa del mondo, i Golia dominano. Come in Tucidide, gli Ateniesi dissero ai meliani: ‘I forti fanno ciò che possono e i deboli soffrono ciò che devono’. I forti nel mondo di oggi sono gli Stati Uniti, la Cina e l’Europa, in questo ordine. Ogni impero si evolve in una direzione diversa. L’impero americano, avendo sperimentato la sovraestensione in Afghanistan e Iraq, non si è ritirato in un isolamento ma continua a esercitare una forza letale e domina ancora gli oceani. Il suo ultimo passo lungo la strada verso l’impero è interno: Trump sfida le regole formali e informali della repubblica. Il momento della verità si avvicina rapidamente quando il rapporto di Robert Mueller esporrà tutti i tipi di crimini e reati minori, alcuni dei quali molto probabilmente giustificherebbero l’impeachment. Probabilmente i Democratici riconquisteranno la Camera dei rappresentanti a novembre e procederanno a mettere sotto accusa Trump. Ma cosa accadrà se la sua percentuale di approvazione reggesse, forse addirittura migliorasse? E se li sfidasse semplicemente come non aveva fatto Richard Nixon? Quello sarebbe il ‘momento romano’. Sono visibili tutti i sintomi che accompagnano il passaggio dalla repubblica all’impero. La plebe disprezza le élite. Un vecchio e nobile ordine senatoriale personificato da John McCain sta morendo. Una guerra civile culturale infuria sui social media, il forum dei giorni nostri. Il presidente-imperatore domina il discorso pubblico emettendo editti a 280 caratteri. Nel frattempo, l’impero cinese diventa sempre più centralizzato, sempre più invasivo della privacy dei suoi cittadini e sempre più esplicito nella sua espansione oltreoceano. Il mondo occidentale considera Xi Jinping un potentato onnipotente. Il più debole dei tre imperi è l’Europa. E’ vero, le sue istituzioni a Bruxelles hanno il potere di imporre regole, multe e tasse alle maggiori corporazioni statunitensi e cinesi. Ma l’Europa non ha giganti tecnologici. Le sue flotte, eserciti e forze aeree si sono sciolte. E il consenso politico su cui si è basato negli ultimi sessant’anni – tra socialdemocratici e moderati conservatori in ogni stato membro – si sta sgretolando sotto un assalto nazionalista-populista.

 

La logica del trumpismo è semplicemente quella di spaccare gli altri imperi, sfruttando il fatto che sono entrambi più deboli degli Stati Uniti, al fine di ottenere concessioni e rivendicare vittorie. Per quelli con la doppia laurea tutto ciò è incomprensibile. Continueranno a trovare da ridire sui successi di Trump. Anche Ottaviano è stato terribile, orribile, non buono, molto cattivo agli occhi di molti dei suoi contemporanei romani. Ma come Augusto, tuttavia, ha trionfato. E’ una delle lezioni più inquietanti della storia”.

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Commenti all'articolo

  • mauro

    18 Giugno 2018 - 22:10

    Ferguson è forse la mente più lucida della cultura anglo-sassone attuale. Dei tre imperi l'Europa è il più debole, anzi addirittura terra di conquista. Solo l'integrazione della Russia nel contesto europeo, come avvenne dopo Waterloo , potrebbe cambiare la situazione; ma lo stesso spirito neocapitalista e progressista che sta lentamente distruggendo l'Europa non lo permetterà mai.

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  • luigi.desa

    18 Giugno 2018 - 15:03

    dopo Obama qualunque presidente Usa è un gigante. Barack e sua molgie mi pare che stanno piano piano come nuova attività arrivando all'avanspettacolo.

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  • branzanti

    18 Giugno 2018 - 15:03

    Dalla lettura di questo raggelante articolo esco con un solo elemento di soddisfazione : riscontrare che la penso come un autorevole studioso ( Ferguson)circa la comparabilita' del momento attuale con gli anni della "decadenza e caduta (Gibbon) dell'impero romano". Troppi sono gli elementi di similitudine, che meriterebbero attenzione assai maggiore. L'Europa è la più esposta, ma sono convinto che anche altri non andranno esenti.

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    • Skybolt

      19 Giugno 2018 - 16:04

      Branzanti, Ferguson paragona Trump a Ottaviano Augusto (regnavit 30 BCE-14CE)... che per altro non è nemmeno coperto nell'opera di Gibbon, che parte, come lei sa sicuramente, dalla morte di Marco Aurelio (180 CE). Personalmente lo vedrei più simile a Mario (sa, quello che viene sempre citato con Silla...), ma è un'opinione.

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