“Il tradimento dei curdi è lo specchio del declino mortale dell’occidente”

Da Bernard-Henri Lévy a Renaud Girard discutono di politica estera e delle democrazie che, come negli anni Trenta, hanno il fiato corto. Scrive il Figaro

30 Aprile 2018 alle 10:43

“Il tradimento dei curdi è lo specchio del declino mortale dell’occidente”

Foto LaPresse

"Tutti o quasi oppone Bernard-Henri Lévy a Renaud Girard, tranne la preoccupata convinzione di una crisi che colpisce gli Stati Uniti e la vecchia Europa”. Nei salotti dell’Hotel Meurice, il filosofo, fedele alla sua visione interventista, si rammarica che l’America non incarni più l’“impero del bene.” Il cronista internazionale del Figaro invoca, al contrario, la Realpolitik. “La tragedia che i kurdi stanno vivendo è il segno di un indebolimento senza precedenti dell’occidente” dice BHL. “E’ l’equivalente della battaglia di Adrianopoli, che precede la caduta di Roma? Spero di no. Ma la rassegnazione è stata un disonore così grande, così sconfortante, che si può essere di fronte a uno di quei micro-eventi apparentemente aberranti che segnalano un cambiamento del mondo. Questa non è la prima volta che l’occidente ha deluso i suoi alleati o nazioni sorelle. Fu il caso durante l’ascesa del nazismo. Poi con l’abbandono di mezza Europa al comunismo”.

 

“Trovo questa ricorrenza di un occidente che abbandona i suoi amici nell’Est spaventoso” dice Girard. “Questo fu il caso nel 1974, quando i Turchi invasero Cipro, poi, l’anno seguente, quando abbandonammo i cristiani del Libano, che chiedevano solo una cosa, che i palestinesi non si comportassero come in un territorio conquistato. A quel tempo, i giornali politicamente corretti hanno forgiato questa straordinaria espressione di ‘islamo-progressismo’. Oggi, sono i curdi che, sul campo, sostenuti dall’aviazione e dai consiglieri dell’occidente, hanno fatto il lavoro contro il nostro principale nemico, Isis. Hanno certamente dei difetti, ma almeno sono tolleranti nei confronti della religione e dell’uguaglianza di genere. Con l’offensiva turca di Afrin, li abbandoniamo a un Fratello musulmano, perché dobbiamo chiamare le cose con il loro nome: Recep Erdogan è un Fratello musulmano che fa affidamento sulle milizie ribelli siriane legate ad al Qaida”.

 

“Una delle peggiori minacce per l’occidente è la guerra di civiltà che gli islamisti ci hanno dichiarato” dice BHL. Parla anche di Trump: “E’ solo un epifenomeno, la coda di una cometa. E’ il culmine di una sequenza storica che inizia con Obama, o anche prima, e durante il quale gli Stati Uniti sono stati smantellati dall’Europa. La grande America è quella che è venuta in nostro aiuto durante le due guerre mondiali. Era questo nuovo paese che viveva come una crescita, una ripresa dell’Europa. E lo chiamo, forse non ‘l’impero del bene’, ma il meno cattivo o il migliore – non ho paura della parola. E poi c’è un momento, nella seconda metà del XX secolo, in cui questo paradigma si è incrinato. E questa America che taglia le corde metafisiche dell’Europa, dà Barack Obama, che non rispetta la sua linea rossa in Siria riguardo alle armi chimiche, fino a Trump e il suo cinico isolazionismo”.

 

Girard non è d’accordo sulla Siria. “Nel febbraio 2012, l’ambasciatore russo presso l’Onu Vitaly Churkin ha proposto una transizione in Siria ai tre membri permanenti occidentali del Consiglio di sicurezza. Lo hanno rifiutato dichiarando pubblicamente che il regime di Bashar al-Assad aveva solo poche settimane… In Libia, prima del conflitto siriano, abbiamo spezzato il funzionamento del sistema di sicurezza delle Nazioni Unite andando oltre il mandato, che non prevedeva il cambio di regime. E’ l’aeronautica francese che ha ucciso Gheddafi”.

 

Denuncia Bernard-Henri Levy: “Ciò che destabilizza, sconvolge il funzionamento dell’Onu è il veto permanente di due stati che si comportano come teppisti, Russia e Cina. E’ questo veto sistematico che è alla base della crisi umanitaria senza precedenti che dura da sette anni in Siria. Ho detto che l’islamismo ci ha dichiarato una guerra di civiltà, ma lo è anche la Russia. Sono un patriota. Mi piace il mio paese. Vladimir Putin è oggi l’avversario del mio paese e dei paesi amici miei. Avvelena le ex spie a Londra. Finanzia i partiti che, come il Fronte nazionale, sono determinati a smantellare l’Unione europea. Come francese, non ho nulla a che fare con l’islamismo. E sono ammaliato dalla cultura russa, dal teatro di Cechov, dai romanzi di Dostoevskij, dai grandi affreschi di Gogol e Turgenev, ma ciò non mi impedisce di criticare l’annessione della Crimea e la guerra del Donbass in Ucraina”.

 

Girard: “L’interesse della Francia è di riportare la Russia nella famiglia europea. C’è anche paranoia occidentale nei confronti della Russia. Ho letto l’altro giorno un editorialista del País che ha spiegato che la Brexit e il secessionismo catalano erano colpa della Russia. Ma non abbiamo mai visto un segretario del Foreign Office antirusso come Boris Johnson, che era il leader della campagna per la Brexit. Dobbiamo fare di tutto per sgonfiare questa doppia paranoia”. BHL dice che l’occidente vive anche altrove. “Questa Europa, vive in Cina tra le persone che lottano per i diritti umani. Vive in Iran quando le donne si tolgono il loro chador. Vive nel mondo arabo quando si aspira alla democrazia. La nostra missione è di dare armi spirituali a coloro che affermano di essere dei nostri, nostri fratelli e sorelle nello spirito e che troppo spesso cediamo nel nome della cosiddetta Realpolitik”.

 

Girard non è d’accordo: “Dobbiamo splendere nel mondo attraverso il nostro esempio, non le nostre lezioni morali. L’occidente ha deciso liberamente, dopo la Seconda guerra mondiale, di ritirarsi da tutte le terre che governava attraverso il pianeta. Ma oggi, diciamo a un dittatore: non ti amiamo, faremo guerra a te o ti assedieremo con le sanzioni. Ma, uomo bianco, non era necessario lasciare il Sudan se si voleva trasformarlo nella Svezia!”.

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