L'età del disprezzo in democrazia

Ha contagiato anche l’America, dove il problema secondo il Wall Street Journal si è aggravato

5 Marzo 2018 alle 12:27

L'età del disprezzo in democrazia

Foto LaPresse

La democrazia muore quando una fazione politica non ha più rispetto per i risultati elettorali, e arriva a considerare l’altra fazione come illegittima”. Esordisce così, sul Wall Street Journal, il senior fellow del Brookings Institution Shadi Hamid. “I presidenti americani più recenti, almeno da Bill Clinton in poi, hanno fronteggiato un’implacabile opposizione da parte delle frange estreme del partito d’opposizione. Ultimamente, il problema sembra essersi aggravato, e il disprezzo per i risultati della democrazia si è acuito particolarmente all’interno del centro-sinistra. Può sembrare strano, visto che generalmente pensiamo che il ‘centro’ politico sia più razionale e ragionevole. Dunque meno fazioso. Gli ideologi sono i meno inclini al compromesso. Ma anche se i centristi sono, per definizione, scettici nei confronti delle ideologie, ciò non li rende meno proni alla faziosità.

 

In tempi polarizzati come questi, la competizione politica arriva ad assumere i connotati di una guerra tribale. In mancanza di una visione emozionante che vada al di là del riformismo auspicato dagli ‘esperti’, i politici e gli opinionisti di centro-sinistra hanno ben poche opzioni, per animare la base dei democratici, che non sia attaccare gli avversari e rafforzare le divisioni partigiane. L’altra opzione, ossia abbracciare un’alternativa politica a quella offerta da Hillary Clinton e persino dal presidente Obama, richiede convinzione ideologica. Molti democratici non sono disposti ad accettare che la signora Clinton abbia in effetti perso contro Donald Trump. Chi trova congeniale la sua classica visione del mondo tecnocratica e di centrosinistra rifiuta le spiegazioni ideologiche, per cui ricorre ai capri espiatori: la Russia, James Comey e persino gli elettori di Donald Trump stessi.

 

Il 2020 si sta avvicinando e i democratici rischiano di ripetere lo stesso errore dando per scontato, proprio come fece la Clinton, che i difetti di Trump da soli saranno sufficienti ad assicurarne la sconfitta. Il rapporto tra faziosità e ideologia potrebbe essere in procinto di cambiare, in modo inaspettato. I centristi di ieri sono diventati i più sfegatati partigiani di oggi. Non c’è nulla di male nella partigianeria in sé, il problema è quando i partiti si considerano nemici e minacce esistenziali l’uno per l’altro. Il centrismo sembra essere una soluzione ovvia, ma la scarsità d’ideologie può essere pericolosa tanto quanto lo è l’eccesso. Significa che ci servono persone più ideologiche? Il termine suona come un insulto, dal momento che lo associamo con l’inflessibilità politica e una certa chiusura mentale. I politici che sono fedeli a un certo assetto di valori, però, hanno meno da dover dimostrare. Non sono costretti a corteggiare la base: la guidano. Il Congresso, e il paese, avrebbe bisogno di più persone così”.

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