Proust e la minaccia nucleare

Cosa può insegnarci ancora oggi il grande scrittore francese secondo il Wall Street Journal

12 Febbraio 2018 alle 10:42

Proust e la minaccia nucleare

Foto LaPresse

“Quando, due settimane fa, gli abitanti delle Hawaii sono stati avvertiti di un imminente disastro nucleare, mi chiedo quanti di loro abbiano reagito secondo la profezia di Marcel Proust”. Esordisce così, sul Wall Street Journal, un pezzo intitolato “Una storia proust-apocalittica” dell’accademico e letterato Andrew Schmiege. “Nel 1922 un giornale parigino, L’Intransigent, chiese ad alcune celebrità francesi di esprimere la propria idea rispetto alla seguente questione: ‘Uno scienziato americano annuncia che il mondo sta per finire, o perlomeno che una parte tanto grande del continente verrà distrutta in maniera talmente subitanea che la morte sarà l’inevitabile destino per centinaia di milioni di persone. Se queste previsioni dovessero essere confermate, che effetto pensi potrebbe avere sul popolo dal momento in cui avrà acquisito la sopracitata certezza e il momento del cataclisma? Infine, per quanto ti riguarda, cosa faresti nell’ultima ora che ti è rimasta?’. Proust, che aveva acquisito notorietà dopo la pubblicazione del primo volume della ‘Ricerca del tempo perduto’, nel 1913, inviò la seguente risposta: ‘Penso che, se come dite, fossimo minacciati di morire, la vita ci sembrerebbe improvvisamente meravigliosa. Pensate a tutti i progetti, i viaggi, le relazioni amorose, gli studi da cui essa – la nostra vita – ci tiene lontani, resi invisibili dalla nostra stessa pigrizia che, certa di un futuro, li procrastina incessantemente. Ma provate a immaginare che tutto questo divenga per sempre impossibile: tutto ritorna ad essere bellissimo!’.

  

E ancora: ‘Se il cataclisma non avviene, non faremo nulla di tutto ciò, perché ci ritroviamo catapultati nella vita di tutti i giorni, in cui la negligenza uccide il desiderio. Eppure non serviva il cataclisma per amare la vita di oggi’. La morte può arrivare da un momento all’altro, dunque perché non possiamo apprezzare le meraviglie della vita senza la minaccia di un cataclisma? In piena coerenza con l’idea proustiana, che dinanzi a una catastrofe la vita sembrerebbe di nuovo meravigliosa e che la gente rivaluterebbe che cosa conta davvero, il Daily Mail ha riportato che appena è stata pubblicata la notizia del falso missile il numero di utenti hawaiani connessi a un noto sito porno è precipitato del settantasette per cento. Quella statistica mi ha fatto pensare quante altre cose potremmo rivalutare, o abbandonare, se ponessimo da parte il nostro bisogno di gratificazioni effimere, mondane e istantanee. Comprendo perfettamente di vivere in un mondo di fantasia, ma ancora spero che, proprio come John Keating in ‘L’attimo fuggente’, la cultura insegnerà di nuovo alle persone a ragionare in maniera autonoma, ad avere iniziativa, e a cogliere l’attimo. Se ricevessi una notifica di disastro imminente, io continuerei a fare quel che faccio già: leggere un buon libro mentre ascolto ‘Il sogno’ di Robert Schumann”.

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