Tariq Ramadan (foto LaPresse)

Cosa ci insegna il caso Ramadan

L’ex direttrice ed editorialista del Monde le suona all’ipocrisia e agli islamisti. Ecco cosa scriveva il New York Times

"Se pensate che farsi avanti e accusare Harvey Weinstein di stupro, per una donna, sia difficile, provate a pensare come debba essere muovere la stessa accusa contro il teologo islamista Tariq Ramadan”. Inizia così, sul New York Times, un duro j’accuse contro l’ipocrisia e l’oscurantismo sessuale del mondo musulmano da parte di Sylvie Kauffmann, direttore editoriale del quotidiano francese Le Monde.

 

“Rinvigorite dall’enorme responso che l’ondata hollywoodiana del #MeToo (l’effetto domino delle accuse contro il produttore cinematografico e in generale contro i presunti abusi sessuali diffusi nell’ambiente, ndr) ha avuto in Francia, due donne francesi lo scorso mese hanno deciso di denunciare il signor Ramadan per stupro e abuso sessuale. Una delle due donne, Henda Ayari, è uscita allo scoperto. La seconda ha descritto le circostanze in cui è avvenuto il misfatto ai giornalisti, ma ha deciso di rimanere nell’anonimato. E per una buona ragione: Henda Ayari ha dovuto chiedere ufficialmente aiuto dopo essere diventata il bersaglio di una terribile campagna di insulti e attacchi sui social network, perlopiù provenienti da estremisti musulmani. Il signor Ramadan, nipote del fondatore dei Fratelli musulmani, ha negato tutto. 55 anni, nato in Svizzera, Ramadan è in congedo temporaneo dalla sua cattedra in studi islamici all’Università di Oxford (cattedra finanziata dal Qatar), e soprattutto è una figura prominente sulla scena intellettuale e religiosa della Francia islamica. Ciò che rende i suoi accusatori particolarmente coraggiosi è che, come lui, sono musulmane praticanti. Anche solo per il fatto di aver passato con lui del tempo da sole hanno, agli occhi dei rigorosi insegnamenti islamici, violato le regole di modestia che si richiede di seguire alle donne. La rivoluzione sessuale che ha liberato le donne occidentali nel Ventesimo secolo deve ancora avvenire nel mondo musulmano. Sei anni dopo le disillusioni delle rivoluzioni arabe, però, potremmo essere sul punto di assistere all’inizio di un cambiamento. In nord Africa, almeno, e nelle comunità arabe in Francia, i semi di una ribellione delle donne stanno lentamente dando i loro frutti. La Tunisia, in particolare, sta rompendo le barriere. In questa indispensabile rivoluzione, le donne sono in prima linea, perché sono le prime vittime dell’oscurantismo islamico. Ironicamente, questo mondo di dogmi religiosi sulla sessualità un tempo era molto diverso. Dieci secoli fa, l’erotica araba scritta da dignitari religiosi, insieme a sofisticati dizionari sessuali, scandalizzò l’occidente. Sessant’anni fa, le donne passeggiavano per Kabul e Tunisi in minigonna. Oggi, vogliono semplice poter decidere liberamente chi sono, cosa indossano, chi amano e quando. Non sottovalutate la questione: nell’ambiente in cui vivono, si tratta di richieste politiche di grandissima importanza”.