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L'epidemia delle buone intenzioni

In politica producono sempre pessimi risultati

16 Ottobre 2017 alle 14:20

L'epidemia delle buone intenzioni

Foto LaPresse

“La maledizione della politica moderna è un’epidemia di buone intenzioni e di cattivi risultati”, scrive sul Times Matt Ridley. “Milton Friedman ha affermato che ‘uno dei grandi errori è quello di giudicare politiche e programmi dalle loro intenzioni piuttosto che dai loro risultati’. Il commentatore James Bartholomew ha diffuso il termine ‘segnalazione della virtù’. Ne sono un esempio: ‘Io sono Charlie’, ‘i rifugiati sono benvenuti’ o ‘al bando i combustibili fossili’ (ma non parliamo del mio jet privato)”. Lo si vede anche dal doppio standard con cui giudichiamo i totalitarismi. “Mentre i fascisti sono giustamente condannati nelle scuole, nei giornali e nei social media come cattivi, i comunisti ottengono un trattamento molto migliore, nonostante uccidano più persone. ‘Nonostante tutti i suoi difetti, la rivoluzione comunista ha insegnato alle donne cinesi a sognare in grande’, diceva un titolo del New York Times il mese scorso. ‘Nonostante tutti i suoi difetti, la Germania nazista ha dato Volkswagen e Bmw’, ha risposto un utente su Twitter.

 

Immaginate che qualcuno dica di Mussolini o Franco quello che John McDonnell e Jeremy Corbyn hanno detto di Fidel Castro o Hugo Chávez. La ragione di questo doppio standard sono le buone intenzioni dei dittatori comunisti: a differenza dei nazisti, i comunisti cercavano almeno di fare un paradiso dei lavoratori; hanno solo sbagliato. Ancora e ancora”. Ridley fa l’esempio delle pale eoliche. “Si levano a 300 piedi, pubblicizzando visibilmente le loro virtù come segni del nostro impegno verso la devozione a Gaia. L’accordo sul clima di Parigi è la più grande segnalazione di virtù che, se attuata, avrebbe fatto la differenza nella temperatura dell’atmosfera nel 2100. Ma è il pensiero che conta. A Donald Trump semplicemente non importa. Un politico che ha sempre rifiutato di stare al gioco delle intenzioni è Nigel Lawson. Piuttosto che riposare sugli allori della sua carriera politica, ha dedicato la sua pensione a esporre il divario tra retorica e realtà in due grandi movimenti: l’integrazione europea e il cambiamento climatico.

 

Nel suo libro ‘Un appello alla ragione’, Lawson ha sottolineato che stando alle previsioni ufficiali delle Nazioni Unite, con i cambiamenti climatici senza controllo la persona in media sarà 8,5 volte più ricca nel 2100 di oggi, invece di 9,5 volte se fermassimo il riscaldamento globale. E per raggiungere questo obiettivo dobbiamo punire i poveri di oggi con politiche dolorose? Questo non è ‘prendere decisioni difficili’, questa è la prescrizione della chemioterapia per un raffreddore. La verità è che Lord Lawson, io e altri come noi abbiamo finora ampiamente perso sul cambiamento climatico interamente sulla base delle intenzioni. Essere contro il riscaldamento globale è un modo di dire che ti interessa il futuro”.

 

Articolo pubblicato dal Times (9/10)

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