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In morte della socialdemocrazia

E' stata uccisa ovunque dall'ideologia e dalla defezione degli elettori

16 Ottobre 2017 alle 14:36

In morte della socialdemocrazia

Foto LaPresse

In tutta Europa e negli Stati Uniti, la sinistra moderata è diventata sempre più vittima del proprio successo passato”, scrive Josef Joffe, direttore di American Interest. “Immagina una mappa dell’Europa che mostri quale partito della sinistra o della destra sta al governo. Vent’anni fa, sarebbe stata quasi interamente colorata di rosso, quello tradizionale del socialismo democratico europeo. Oggi, dopo le elezioni in Francia e Germania, solo cinque paesi sono tinti di rosso, tra questi giganti come la piccola isola di Malta. Prendi la Francia. Negli ultimi tempi, il Partito socialista aveva conquistato due volte la presidenza, spingendo François Mitterrand e François Hollande all’Eliseo. Nel primo turno delle elezioni presidenziali di giugno, i socialisti hanno preso il 6,4 per cento. In Germania, il Partito socialdemocratico una volta aveva grandi figure come Willy Brandt, Helmut Schmidt e Gerhard Schröder, con fino al 46 per cento del voto nazionale.

 

Nelle elezioni di settembre, il suo candidato Martin Schulz è sceso al 20,5 per cento, il peggior risultato del partito dopo la Seconda guerra mondiale. Nei Paesi Bassi, il Partito laburista (PvdA) ha guidato il governo al più tardi nel 2002. Poi è caduto nell’oblio. In Grecia, Pasok era uno dei due maggiori partiti. E’ sceso al 6 per cento. Così è ovunque, dalla Spagna alla Scandinavia, dove i socialdemocratici hanno perfezionato il moderno stato sociale. La Finlandia ha ora il primo presidente conservatore in cinque decenni. La Norvegia è stata governata dal centro dal 2013. Ci sembra che ci siano due eccezioni a questo modello. Uno strano uomo è Jeremy Corbyn, il cui Partito laburista ha finito solo due punti dietro i Tory nelle elezioni di giugno. L’altra eccezione è quella degli Stati Uniti, dove i Democratici, la versione statunitense della democrazia sociale, hanno conquistato due volte la Casa Bianca con Barack Obama. La sinistra democratica ha anche perso con la propria vittoria. Lo stato sociale è un fatto tra Stoccolma e San Francisco. Lo stato sociale avanzato è un vero sogno socialista. Mentre il welfare state si è allargato e il settore industriale si è ridotto, le fortune della sinistra moderata sono diminuite.

 

Tuttavia, più recentemente i partiti socialdemocratici hanno affrontato un nuovo nemico. Colta e articolata, dominante l’opinione pubblica, l’educazione e l’amministrazione, questa classe ha stabilito ‘l’egemonia culturale’, per invocare un termine inventato dal marxista italiano Antonio Gramsci. Ma al ‘forgotten man’ non piace. Queste persone non scrivono op-eds, ma hanno il voto. Il risentimento spazia dall’integrazione di genere al discorso corretto alla politica di minoranza. Allora perché la sinistra moderata non diventa competitiva e offre un nuovo menu agli elettori che l’hanno abbandonata? Ci si potrebbe anche chiedere perché i democratici non diventano mainstream anziché cercare di coccolare minoranze etniche e sessuali. E’ nel loro Dna, proprio come nel caso dei loro compagni europei. Se sei attaccato alla globalizzazione, alla laicità e alla diversità, non puoi diventare protezionista e nazionalista. La democrazia sociale, insomma, è intrappolata tra l’ideologia e la clientela che l’abbandona”.

Articolo pubblicato da The American Interest (5/10)

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