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Il pol. corr. è la morte della comicità

Il grande Mel Brooks contro “la stupidità di non urtare i sentimenti”. Scrive la Bbc 

2 Ottobre 2017 alle 16:55

Il pol. corr. è la morte della comicità

Foto LaPresse

Il leggendario attore e comico Mel Brooks è stato intervistato dalla Bbc a margine del musical di “Frankenstein Junior” allestito presso il Garrick Theatre di Londra. Durante la chiacchierata con Rebecca Jones, il celebre comedian ha avuto modo di esprimere la sua opinione circa l’attuale stato di salute della satira e della commedia, dichiarando senza mezzi termini che il politicamente corretto è la morte della comicità. Ha poi aggiunto che oggi non sarebbe possibile produrre una pellicola come il suo “Mezzogiorno e mezzo di fuoco”. Il film, lo ricordiamo, ha come co-protagonista uno sceriffo nero (interpretato da Cleavon Little) e si svolge in una cittadina del Far West che con la “political correctness” ha davvero poco a che fare. “Non penso sarei riuscito a fare i miei film al giorno d’oggi, non so, magari ‘Frankenstein Junior’, ma ‘Mezzogiorno e mezzo di fuoco’ no, perché siamo diventati stupidamente politicamente corretti e questo rappresenta la morte della commedia”, ha detto Brooks. “Va benissimo non urtare i sentimenti di questo o quel gruppo o minoranza, ma non va bene per la commedia che deve camminare su questa linea sottile, deve assumersi dei rischi. E’ letteralmente quel piccolo folletto che sussurra alle orecchie del sovrano dicendo sempre la verità sul suo comportamento”.

 

Poi la Bbc gli chiede se c’è qualcosa su cui non scherzerebbe. “Personalmente non ironizzerei mai sulle camere a gas e gli ebrei che sono morti lì dentro per colpa dei nazisti”, risponde Brooks. “Ma qualsiasi altra cosa va bene”. Brooks non è il primo comico a scagliarsi contro il politicamente corretto. Ci ha già pensato Jerry Seinfeld, uno dei più famosi comici americani, autore e protagonista della serie televisiva “Seinfeld”, enorme successo degli anni Novanta e prototipo della sit-com come la conosciamo oggi. “Io non faccio spettacoli nei college, ma sento un sacco di gente che mi dice: ‘Non andare nei college, sono così pc (politicamente corretti)’”, ha detto Seinfeld. “Ti farò un esempio: mia figlia ha 14 anni. Mia moglie le dice: ‘Sai, tra un paio d’anni penso che forse vorrai andare in giro di più in città nel fine settimana così puoi vedere i ragazzi’. Sapete, mia figlia dice: ‘Questo è sessista’. Tutto quello che vogliono è usare queste parole. ‘Questo è razzista, questo è sessista, questo è un pregiudizio’. Non sanno nemmeno di cosa parlano”.

 

Seinfeld ha rincarato la dose e alla Nbc ha detto che ormai pronunciare la parola “gay” con intento ironico è diventato tabù. “C’è un clima politicamente corretto là fuori che mi turba molto”. Un altro grande comico, Chris Rock, al magazine New York ha detto: “I bambini di oggi sono cresciuti in una cultura in cui non teniamo i punti della partita perché non vogliamo che nessuno perda”. Anche l’attore John Cleese, uno dei fondatori del celebre gruppo comico dei Monty Python, ha attaccato “l’ossessione bonaria della correttezza del linguaggio”, che non solo sta distruggendo la comicità americana, ma sta creando problemi immensi a tutta la società americana che “non riuscendo più a controllare le proprie emozioni, ha iniziato a cercare di controllare il comportamento altrui.”

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  • lillilarocca@gmail.com

    lillilarocca

    03 Ottobre 2017 - 00:12

    In effetti ritrovo questa degradazione dell'identità america nell'esperienza che mio figlio sta vivendo in un college di Los Angeles da un mese. Lì tutti, docenti e studenti, giocano al politically correct fino al ridicolo. A ogni parola i docenti si scusano nel caso si stia urtando qualche sensibilità. Gli studenti spadroneggiano nel campus e dentro le aule affollate di cani gatti, gay, transgender, e robe simili. Ogni azione viene giudicata dal punto di vista dell'individuo presupponendo una collettività dove ognuno abbia diritto a soddisfare i bisogni personali definiti senza alcun metro di riferimento. Il clima è quello del pensiero unico e le regole sono così folli da giungere, secondo dati storici dell.istituto, a punire un individuo ,non perchè abbia commesso realmente un reato, ma perchè la massa concorda che quel reato esiste. Insomma si inventano reati per far fuori, con l'accordo dell'istituzione, le persone sgradite alla massa del politically correct. Un inferno!

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  • travis_bickle

    02 Ottobre 2017 - 17:05

    Personalmente non ironizzerei mai sulle camere a gas e gli ebrei che sono morti lì dentro per colpa dei nazisti”, risponde Brooks. “Ma qualsiasi altra cosa va bene”. Quindi sugli altri genocidi si puo' fare ironia. Alla fine dice qualcosa di ben piu' autoritario e fascista di quanto sia lo stesso p.c. che vorrebbe attaccare: solo gli ebrei hanno una sensibilita' che dobbiamo rispettare, il loro genocidio soltanto ha il massimo grado di dignita' che assolutamente non possiamo violare con le facezie. Qui c'e' chiaro un difetto di comprensione: per quale ragione avrebbe preso piede il p.c., soltanto perche' la fuori sono tutti quanti maniaci ossessivo-compulsivi? La realta' e' ben piu' complessa di quanto la destra ideologica, di cui questo giornale fa parte, in fondo sempre classista e razzista, voglia far credere: al mondo ci sono 7 miliardi di persone, e ciascuno ha la testa fatta a modo suo, e ciascuno ha il diritto alla dignita'.

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