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L'occidente faccia fronte comune

Non è stato un bel decennio. Serve una nuova strategia

18 Settembre 2017 alle 09:37

L'occidente faccia fronte comune

Foto Pixabay

"L’ultimo decennio non è stato positivo, per l’occidente in generale”. Lo sostiene Andrew Michta, rettore del College of International and Security Studies al George C. Marshall European Center for Security Studies, scrivendo su American Interest.

 

“La lista di arretramenti è lunga: il ritorno della Russia sul confine europeo segnalato dalla guerra russo-georgiana del 2008; il collasso economico degli Stati Uniti e dell’Europa; la perpetua ascesa della Cina e l’accelerazione nel cambiamento degli equilibri di potere economico del globo; la cosiddetta ‘primavera araba’ nel 2010-11 che ha inaugurato il crollo definitivo e sanguinario del sistema mediorientale di Sykes-Picot; l’annessione russa della Crimea nel 2014, la guerra nell’Ucraina dell’est e il conseguente congelamento dei rapporti con la Russia; la guerra in Siria seguita dall’intervento militare russo; l’inizio dell’enorme flusso di migrazioni dal medio oriente e dal Nordafrica (Mena) in Europa nel 2015; infine la crescente minaccia di conflitti interstatuali, non solo nella penisola coreana ma anche nel mar Baltico, sul fianco orientale dell’Europa, e nel Pacifico. (…) L’aggravarsi della crisi in occidente è anche un prodotto del declino del pensiero strategico negli Stati Uniti e in Europa. Il fallimento da parte degli Stati Uniti, sin dalla fine della Guerra fredda, di produrre una struttura strategica di politica estera e sicurezza nazionale onnicomprensiva, che riecheggia su entrambi i lati dell’Atlantico, ha alimentato un approccio politico in larga parte reattivo e tattico per natura. (…)

 

Oggi, come nell’era Kennan, il punto d’inizio per una strategia coerente e importante dev’essere una chiara presa di coscienza, da parte degli Stati Uniti e dell’Europa, delle comuni minacce ai propri, vitali interessi nazionali, in difesa dei quali siamo pronti a sfruttare i nostri strumenti nazionali, politici, militari, economici e diplomatici. Questo è necessario perché, storicamente, qualsiasi strategia importante che abbia effettivamente funzionato – contenimento incluso – ha sempre previsto che gli interessi nazionali venissero prima degli altri. (…)

 

Preso atto delle differenze che intercorrono tra Stati Uniti ed Europa su una molteplicità di questioni, un principio chiave da tenere in mente è questo: la globalizzazione, intesa come intersezione tra politica internazionale, mercati, cultura e tecnologia, nell’ambito delle sicurezza e della politica estera deve stare un gradino sotto agli stati nazione e all’azione statale. Quel che serve con urgenza all’occidente è un nuovo dialogo strategico, dal momento che, alla luce delle imminenti variazioni tettoniche nella distribuzione del potere globale (sopratutto in Asia ed Eurasia), oggi gli Stati Uniti e l’Europa necessitano gli uni dell’altra più che in ogni altro momento dalla fine della Guerra fredda”. 

     

Questo articolo è stato pubblicato in origine su American Interest

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Commenti all'articolo

  • angelo54

    18 Settembre 2017 - 17:05

    ..."gli interessi nazionali venissero prima degli altri"... stupefacente questa affermazione, che contraddice tutte le politiche degli ultimi vent'anni, volte alla globalizzazione e al primato degli interessi economico - finanziari dei grandi gruppi. ..."la globalizzazione deve stare un gradino sotto agli stati nazione e all'azione statale" è il contrario di quello che si è predicato in questi anni, forse gli americani si sono accorti che andando avanti così perderanno il loro primato ? Che sia in vista una virata di 180 gradi ? Certo che sarebbe un bello sconquasso, soprattutto per i cantori dei benefici del mondo globalizzato...

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  • NAPOORSO

    18 Settembre 2017 - 14:02

    una chiara presa di coscienza, da parte degli Stati Uniti e dell’Europa, delle comuni minacce

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  • luigi.desa

    18 Settembre 2017 - 13:01

    l'ultimo decennio non è stato positivo per l'occidente in generale,dice l'esperto (?) Andrew Michta . Vero . Tutti pensavamo che sarebbero nati "Gli stati Uniti di Europa" con una loro bellissima costituzione invece è nato un patch-work nel quale ognuno si fa i cavoli suoi a volti si tirano coltellate alla schiena. Il peggio ha ancora da venire , poichè i critici dell'euromania hanno qualche fondata ragione nel vedere le tante fragilità di una unione che si tiene solo perchè si sono stipulati i trattati.. In natura vince il più forte e non esiste eguaglianza . Quando si sancisce una parità ,i pari non sono mai pari ma c'è sempre qualcuno o alcuni più pari degli altri. In Europa oggi chi domina è la germani nel continente e la Francia all'esterno con i suoi parà dispersi in tutto il mono e non come paece-maker ma come ancora colonialisti puro sangue.

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