La Francia non è ancora di Marine Le Pen

Per conquistare l’Eliseo non basta arrivare primi. Serve diventare maggioranza

9 MAY 26
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Mi sbilancio: oggi, nonostante la forza del Rassemblement national, l’usura del macronismo e la stanchezza francese, l’estrema destra ha ancora poche probabilità di vincere le presidenziali del 2027. Poche non significa nulle. Significa che per vincere non basta arrivare primi al primo turno: bisogna costruire una maggioranza al secondo. Ed è lì che iniziano i problemi. Il sondaggio Toluna Harris Interactive per Rtl dice una cosa impressionante e incompleta. Il Rassemblement national è in testa: Marine Le Pen tra il 32 e il 33 per cento, Jordan Bardella tra il 34 e il 35. Numeri forti, che raccontano una destra radicale ormai trasformata in grande forza popolare. Ma raccontano solo metà della storia. Le presidenziali francesi non sono una proporzionale: il primo turno fotografa, il secondo giudica. E il giudizio resta sempre lo stesso: volete davvero consegnare l’Eliseo al Rn? La differenza tra candidatura forte e candidatura vincente è tutta qui. Bardella può stare al 35 per cento, Le Pen al 33. Il problema non è entrare al ballottaggio: quello è quasi certo. Il problema è superare il 50 quando la campagna diventa un referendum su di loro. A quel punto il 35 non basta più. Serve sfondare al centro, rassicurare i moderati, convincere una parte della sinistra almeno a non mobilitarsi contro. Serve rompere il riflesso repubblicano: indebolito, ma non morto. Guardiamo gli altri numeri. Philippe al 19, Attal al 14, Mélenchon al 12, Glucksmann intorno al 12, Retailleau al 13. Sembrano voti dispersi, e lo sono. Ma la dispersione al primo turno favorisce il Rn; al secondo può diventare il suo limite. Perché un candidato centrista o repubblicano arrivato al ballottaggio potrebbe raccogliere tutto ciò che non vuole l’estrema destra. In Francia spesso il presidente non viene scelto perché adorato, ma perché l’altro spaventa di più. Il vero paradosso è questo: più il Rn appare inevitabile, più costringe gli avversari a ricordarsi perché esistono. La sinistra è divisa, il centro è orfano di Macron, i repubblicani dimezzati. Ma nessuno di questi mondi ha interesse a normalizzare del tutto una vittoria lepenista. Possono combattersi al primo turno e ricomporsi al secondo. Naturalmente il rischio esiste. L’elettorato francese è arrabbiato, immigrazione e sicurezza pesano, il costo della vita morde, Bardella normalizza il marchio lepenista meglio di Marine. Il cordone sanitario non è più quello di vent’anni fa. Ma resta un fatto: per vincere l’Eliseo bisogna essere divisivi quanto basta per mobilitare i propri, non tanto da mobilitare tutti gli altri. Per questo il sondaggio va letto al contrario. Non dice che l’estrema destra ha già vinto. Dice che parte altissima ma deve ancora compiere il salto decisivo: passare dal primo posto alla maggioranza nazionale. E oggi non è ancora la previsione più solida.
   
Testo realizzato con AI