La primavera romana è qualcosa di talmente meraviglioso che infonde energie, batticuore, voglia di uscire e di mettersi a sedere in un bar al sole o su una panchina. Il peggiore bar di Roma diventa in primavera il posto più bello del mondo, la sedia di plastica un trono d’oro, il barista normalmente svogliatissimo e sgarbato si trasforma nell’uomo dei tramezzini alla porchetta più buoni della terra. E’ un periodo talmente straordinario che agli abitanti di casa mia (non a tutti) viene voglia di portare il cane all’area cani del parco. E’ una cosa che non succede in inverno, non succede in autunno e certo non succederà in estate. Diciamo che non succede praticamente mai, infatti io non ho fatto amicizia con nessun proprietario di cane e non sono capace di avere una conversazione sui cani. Ma in primavera questo desiderio di libertà che ci pervade porta i più illuminati fra noi a voler dare un po’ di quella libertà a Fix, anche se lui in effetti non l’ha mai chiesta, anzi sospetta che quando gli togliamo il guinzaglio stiamo cercando di sbarazzarci di lui.
Noi gli diciamo: Fix, corri, è primavera, e lui muove qualche passetto incerto, annusa qua e là, e si volta subito per assicurarsi che non sia un trucchetto ignobile per abbandonarlo per sempre all’area cani. Per rassicurarlo sulle nostre buone intenzioni, dobbiamo sederci su una panchina poco distante (ma appunto, è primavera, e io non desidero altro che stare seduta al sole), in modo che lui possa controllarci ogni dieci secondi circa. Fa una trotterellata, si gira, saluta, poi un’altra trotterellata fino all’albero, si gira, io allora gli faccio ciao con la mano e mi accomodo meglio, in un modo non precario che mandi un impulso inequivocabile al suo cuore di cane: lei non sta per scappare, lei non mi lascia qui. Il modo migliore per rasserenare il cane è tirare fuori il telefono dalla borsa e fissarlo: la più grande garanzia di stabilità temporale sulla pamchina. A quel punto, tranquillizzato, anche Fix può godersi la primavera, che per lui consiste nel cercare qualcosa di simile a una pozzanghera in cui rotolarsi per benino, o un pezzo di terra da scavare, sollevando un gran polverone e il disappunto di altri esseri umani che vorrebbero spiegarmi perché quello di Fix è un comportamento solo apparentemente gioioso che invece andrebbe monitorato: io sono felice di ignorarli perché siamo all’area cani e non all’area padroni di cani. E’ primavera e io decido liberamente con chi non parlo. Carla Lonzi scriveva: comunichiamo solo con donne. Aveva una ragione estrema, che io per il momento non riesco a mettere in pratica del tutto, ma di certo all’area cani comunico solo con cani.
Però devo ammetterlo, e del resto ogni gioia ha un risvolto malinconico: osservare Fix che, libero dal guinzaglio, si mette alla prova con la mondanità, ha qualcosa di straziante. Gli altri cani lo ghostano. Gli danno giusto un’annusatina distratta, poi continuano con i loro giochi. Fix prova a seguirli per un po’, senza osare abbaiare, e loro che magari sono più alti e hanno già degli amici, lo scavalcano, a volte proprio lo evitano. Sembra la favola del brutto anatroccolo, e il mio cane sbatte contro un albero nel tentativo di fare amicizia con un labrador che scappa via. Mi viene voglia di urlare: brutti cagnacci, perché non giocate con Fix? Solo perché è mezzo cieco, solo perché è sordo e imbranato? Ma tanto, quando diventerà un bellissimo cigno, sarà finita la primavera e allora voi non ci vedrete più.