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il figlio

Marise Ferro: prima della mistica della femminilità

Annamaria Guadagni

Un romanzo di formazione femminile ambientato negli anni Sessanta, attraversato da quell’ansia di libertà nei costumi che divamperà nel Sessantotto. Le ragazze si avventurano e scoprono il sesso

Che cosa può fare di sé una ragazza che scopre di essere l’errore di due edonisti spendaccioni che l’hanno generata per sbadataggine e poi affidata alla nonna? E’ la domanda sottesa alla storia di Laura, cresciuta nel giardino meraviglioso di villa Bra, a Ventimiglia, il mondo creato da nonna Leo, che pulsa in misterioso magico equilibrio tra natura selvatica e domesticazione. Qualcosa che rimanda all’intimità segreta della nonna: una signora ricca, retriva, priva di curiosità intellettuale, ma capace di andare sempre dritta al punto e innamorata della natura. Qualcosa di speciale e un po’ animalesco brilla riflesso nei suoi “occhi argentei come la pancia dei pesci”.


Ecco la cornice de La ragazza in giardino di Marise Ferro appena ripubblicato da Elliot, romanzo di formazione femminile ambientato negli anni Sessanta, dunque attraversato da quell’ansia di libertà nei costumi che divamperà nel Sessantotto. Le ragazze si avventurano e scoprono il sesso. 

 

Quando l’autrice pubblicò questo libro da Rizzoli nel 1976, aveva appena superato la soglia dei settant’anni. Nata nel 1905, traduttrice, giornalista e scrittrice di lungo corso  – il suo primo romanzo era del 1932 - Marise Ferro anagraficamente era la nonna di quella generazione. E ne riviveva letterariamente le prime tensioni libertarie, che erano state anche sue, spogliate dell’enfasi  e della retorica del momento. Forse per questo le è riuscito eternizzare l’attimo: la vita che sboccia, la ricerca del chi sono e del primo amore in una ragazza di qualunque tempo, che va verso la rivelazione e il disincanto. Un momento unico che è sempre stato e che, per fortuna, continuerà a essere. A rendere particolare la storia di questa ragazza agiata, sono un giardino sul mare dell’estremo Ponente ligure, che in fondo è già la partitura scritta per lei dalla nonna, e una falsa partenza: la ferita di una nascita non voluta. Laura non ha potuto innamorarsi della madre e poi del padre e guarda i genitori con un certo distacco, come se fossero fratelli un po’ sconsiderati, ma insieme è sempre in attesa di una riparazione, dell’attenzione amorosa che non avrà.

 

Di qui uno sguardo acuminato sugli umani, quello per cui intuisci tua madre di nuovo incinta, o magari innamorata di un altro, prima che lei stessa lo sappia. Un’attitudine che, con la passione divorante per la lettura, è la premessa di una vocazione di scrittrice. Le ferite nascondono doni a volte. Intanto il primo amore segue la parabola dell’estate, con le lacrime per lui che torna in città e in seguito non sembrerà più così bello, così fine. Scriverà le lettere banali di uno qualunque. Che cosa aveva di speciale prima? Mah! Quanto al giardino profumato e pieno di vita, è forse il vero protagonista di questo racconto delicato, elegante, che si deve a una di quelle autrici italiane un po’ dimenticate e ora riscoperte, di cui si ripubblicano le opere. 


Con Paola Masino e Alba de Céspedes, con le quali aveva fondato la rivista Foemina, Marise Ferro fa parte di quel gruppo di scrittrici che guardarono la condizione femminile con occhi molto nuovi, anticipando di un ventennio la critica alla mistica della femminilità. Dal saggio introduttivo di Francesca Sensini, contenuto in quest’edizione ben curata, scopriamo che la storia le apparteneva intimamente: quella ragazza le somigliava molto, quel giardino le era familiare. E’ Marise la ragazza-nonna e l’armonia del giardino il suo orizzonte. Lì, in fondo alla boscaglia, c’è una fine dell’innocenza accolta con furore. Benvenute nella realtà, dove la sensualità ha il suo bel posto, si può vivere liberamente, ma è meglio non lasciarle le chiavi di casa, affidarle la vita. Un’educazione sentimentale antiromantica allora davvero fuori schema.

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