il figlio

Nostalgia del tempo andato in cui si preoccupavano per te

Annalena Benini

Non vorrei mai essere accudita, ma la minestrina di dado con il formaggino era bella

A volte è bello quando le persone si preoccupano per te, anche se tu non vorresti farle preoccupare mai. Però è consolante, ad esempio se hai la febbre, sentire attorno una sollecitudine diversa, quasi come quando eri piccolo e avevi la tonsillite e la mamma ti faceva mettere la tivù piccola in camera e poi ti chiedeva se volevi il gelato dopo cena. E non te lo chiedeva mai, nella vita normale, anzi ti diceva: non mangiare il gelato sennò muori. Ma con la febbre cambiava tutto, ti portavano la cena a letto su un vassoio, ti davano i baci sulla fronte per sentire se eri caldo,  era uno stato di torpore e di privilegio che, lo dico per certo, nell’età adulta non si ripete in nessuna forma, neanche per errore. 

 
È giusto: sei adulto, hai la febbre o altre cose noiose, non vorrai mica essere imboccato con la minestrina di dado e il formaggino? O vuoi che qualcuno conti i minuti in cui devi tenere il termometro? La mia è una domanda retorica, ovvio che no, per carità, non vorrei mai essere accudita, che fine farebbe la mia libertà, la mia autonomia, la mia adultità, la mia dignità. Ho detto che a volte è bello sentire che gli altri si preoccupano e ti chiedono magari se hai bisogno di qualcosa, ma mi è scappato. Non lo penso davvero. Mi sono sbagliata. 

 
In realtà sono molto felice che i miei figli non si preoccupino mai per me, neanche se mi rompo una gamba davanti a loro o vengo scossa da tremori in tutto il corpo all’improvviso: loro continuano serenamente a fare quello che stavano facendo, oppure pensano: oh guarda, la mamma è impazzita, ma poi il pensiero è così vago e veloce che si dissolve nel giro di un istante e a nessuno verrà mai in mente, nei giorni successivi, di tornare sull’argomento della gamba spezzata o dei tremori. Mai nessuno di loro mi dirà: hai ancora la febbre? È una bella cosa, significa che non hanno ansie,  significa anche che io non li costringo ad averne, quindi benissimo, però mi sono trovata negli ultimi giorni, ma sono sicura che sia un mio errore di egocentrismo, a invidiare il cane quando si gratta. 

 
Quando il cane si gratta, infatti, i miei figli lo circondano di premure, gli danno l’antistaminico, cercano di fargli mangiare cose buone, parlano a tavola della sua salute, mi chiedono altri soldi per cibi che non facciano grattare, mi chiedono altri soldi per un dermatologo dei cani bravissimo che sta abbastanza vicino, a Padova, e potremmo andarci tutti insieme un weekend no? Ma certo, un weekend dal dermatologo dei cani a Padova, era proprio in cima ai miei desideri, come avete fatto a indovinare, però purtroppo ho la febbre, ma non preoccupatevi, sono solo stanca. In quel momento l’attenzione vola giù in picchiata e tutti ricominciano a parlare di quella serie sudcoreana pazzesca, Squid Game e a mimare delle morti violente. Poi si alzano da tavola, una di scatto e uno invece strisciando per non farsi notare, e corrono nelle loro stanze lasciandomi lì, con il termometro ancora infilato. Va bene, io sono contenta di questo clima  antiretorico, privo  di pezze bagnate sulla fronte, ma sono più contenta del fatto che adesso c’è qualcuno che finalmente mi guarda preoccupato: è il cane.

 

Vorresti forse prepararmi una minestrina di dado con il formaggino?, gli chiedo e lui scodinzola. Facciamo così: visto che tu non fai che grattarti e io invece sono un’adulta che non ha bisogno di niente la preparo io, la minestrina, e poi ce la mangiamo insieme a letto, davanti alla tivù, ma solo io e te.      
         

  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.