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Il Figlio

Se un anno fa mi avessero detto: tra un anno sarà tutto uguale

Annalena Benini

Ogni giorno aspettiamo di sapere, proprio come allora. L’irrazionale voglia di buffet

Se un anno fa, quando per la prima volta nella vita iniziavo a comprare mascherine, gel disinfettanti e un saturimetro, mi avessero detto che un anno dopo saremmo stati nella stessa identica situazione, solo un po’ più cinici, non ci avrei mai creduto. Soltanto mia madre può essere così catastrofista, avrei detto. E invece nemmeno mia madre è mai arrivata a tanto. Scusa mamma se ti ho sopravvalutato nella catastrofe. Dopo un anno di lockdown pesanti, lockdown leggeri, conteggio quotidiano dei morti, lezioni sospese, lezioni in Dad, coprifuoco, Natale perduto, genitori in visita solo su Zoom, dopo un anno di stravolgimento totale della nostra vita, siamo di nuovo nel punto esatto, o quasi, da cui siamo partiti.

 

Aspettiamo di capire se saremo arancioni o rossi, aspettiamo di tornare gialli, vogliamo sapere se la scuola chiude, o quando riapre, e se ricominceremo mai a stringerci la mano, ad andare a cena fuori, a prendere il treno senza autocertificazione, a dormire negli alberghi che fanno la colazione a buffet. Durante questo anno ho sviluppato un irrazionale desiderio di buffet con le marmellate e tanti tipi di cornetti, anche le fette biscottate confezionate mi sembrano una meraviglia, ma pure i pomodori e i cetrioli tagliati, e sarei disposta a prendere in considerazione i wurstel a colazione, se li trovassi in un buffet. La fila ai buffet, più precisamente la fila per il pane da tostare, non mi sembra più la follia che ho sempre pensato fosse. Se un anno fa, quando iniziavo a sospettare di qualunque colpo di tosse o starnuto, mi avessero detto: tra un anno il tuo immaginario sarà completamente plasmato sulla voglia irrefrenabile di buffet, avrei detto che no, soltanto mia madre può inventarsi certe distopie.

 

Scusa mamma, appena ti vaccineranno ci rivedremo e ti preparerò un buffet con la fila davanti. Aspettiamo da un anno di sapere quello che migliorerà nei prossimi giorni, ma soprattutto quello che peggiorerà, e ogni volta diciamo: però dai, tra un mese, però dai, tra due mesi, però dai, quest’estate, e però adesso non partire. Aspettiamo perché non possiamo fare nient’altro. Mio figlio festeggerà il suo secondo compleanno in lockdown, senza poter invitare nessuno a casa, senza i pop corn al cinema, e gli sembra totalmente normale aver assunto la forma di una sedia. Se un anno fa mi avessero detto: tuo figlio adesso ha dieci anni, quasi undici, ma ne compirà dodici in queste identiche condizioni, e senza buffet, non ci avrei mai creduto, avrei urlato: mamma però adesso stai esagerando.

 

Quasi ogni mese ho pensato che l’emergenza sarebbe durata solo un altro paio di mesi, e così un anno è passato in un minuto, e mia figlia, che deve compiere quindici anni e quando tutto è iniziato ne aveva ancora tredici, ha detto che lei e le sue amiche faranno finta che quest’anno non sia mai esistito. Forse loro possono perfino permetterselo, ma io no. Se un anno fa mi avessero detto che un anno dopo avrei avuto ancora l’autocertificazione in tasca per gli spostamenti, e avrei bevuto il caffè in un bicchiere di carta per strada, e che nessun bar mi avrebbe permesso di usare il bagno, avrei detto a mia madre che questo pessimismo non porta a niente, che non si può pensare sempre al peggio. Ora che mi sono adattata a tutto, tranne che alla Didattica a distanza, ma in fondo pure a quella, e ora che è passato un anno, penso, esattamente come un anno fa, che fra un paio di mesi andrà meglio. Questa volta me l’ha detto mia madre.

 

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.