Le statue da distruggere, i simboli da cancellare e la salsiera che mia nonna rubò ai nazisti

Giulia Pompili

Ogni tanto penso che se qualcuno ci sentisse potrebbe fraintendere, tutta quest’attenzione dedicata a un oggetto che serviva da mangiare ai nazisti. Ma per noi è un’altra storia

Cara Annalena, da quando i ladri hanno rubato la scatola delle palle di Natale di tre generazioni, credendo chissà quali oggetti preziosi custodisse, nella mia famiglia è rimasto un solo totem. Mia nonna, la matriarca, la raccontava più o meno così: un giorno del 1944 a Formello, un paesino di campagna alle porte di Roma dove abitava la mia famiglia, si sparge la voce che i tedeschi stanno scappando. Ma soprattutto che le SS stanno abbandonando il loro quartier generale, e c’è di sicuro un sacco di roba da recuperare. Mia nonna raggiunge il campo a piedi e arriva tardi: le donne di famiglia del paese sono già tutte lì. Sparse per l’accampamento sono rimaste lenzuola e coperte bucate, utensili da cucina frantumati dai colpi di fucile dei tedeschi, che prima di andar via hanno distrutto quasi tutto. E mia nonna torna a casa solo con una salsiera. Una bella salsiera in ceramica bianca, con lo stemma delle SS blu sul fondo.

 

Quello del campo, delle SS, della salsiera è il racconto preferito da tutti, a casa. La salsiera ha superato indenne vari traslochi e ogni tanto c’è qualcuno, nella chat di famiglia, che domanda: ma la salsiera? Tutto bene? E’ stata anche oggetto di numerose discussioni su chi avrà il compito di ereditarla. E di custodirla. Ogni tanto penso che se qualcuno ci sentisse potrebbe fraintendere, tutta quest’attenzione dedicata a un oggetto che serviva da mangiare ai nazisti. Ma per noi è un’altra storia. Ho pensato spesso alla salsiera, in questi giorni di statue e simboli da cancellare.

Giulia Pompili

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio dal 2010, si occupa delle vicende che attraversano l’Asia orientale, soprattutto di Giappone e Coree, e scrive periodicamente anche di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo. Ha una newsletter settimanale che si chiama “Katane”. È terzo dan di kendo.