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La notte è uno spazio libero e illuminato in cui io non voglio entrare

Briciole di biscotti, libri sui pappagalli, diari segreti. La società sovversiva senza sonno

31 Maggio 2019 alle 12:51

La notte è uno spazio libero e illuminato in cui io non voglio entrare

Foto di thisguyhere via Pixabay

La notte è uno spazio libero. Anche se la notte a volte qualcuno arriva in camera e grida: mamma, dormi?, e poi dice: no niente, volevo solo controllare, ciao. La notte a casa nostra è disseminata di luci nel caso in cui qualcuno abbia bisogno di venire a chiedermi urlando se sto dormendo, luci in corridoio per camminare senza pensare a Shining, luci in cucina per bere, luci in bagno perché dal bagno si sa che arrivano i mostri che salgono dal water, ma se la luce è accesa ritornano subito nelle fogne in cui nascono e si riproducono, e luci in salotto perché se il cane vuole dormire in poltrona deve poterlo fare serenamente, senza pensare ai famosi mostri che salgono anche dalle poltrone quando fa buio. La notte è sempre illuminata, anche dai lampioni della strada, ma la differenza con il giorno è che ognuno fa quello che vuole, dopo lunghissime buonenotti in cui io a volte mi addormento, buonenotti che, ha detto mio figlio, gli mancheranno molto quando morirò. Facendo un migliaio di scongiuri ho risposto: beh, spero di morire quando tu sarai così vecchio che non vorrai più una buonanotte lunga un mese. Ma per lui il tempo non esiste, il tempo è adesso, il tempo è anche pianificare di stare sveglio tutta la notte a giocare a zombie e addormentarsi in un minuto, poi svegliarsi dieci ore dopo convinto di non avere mai dormito. Ognuno dà alla propria notte l’interpretazione che ritiene più adatta, e mia figlia passa gran parte delle sue notti a leggere di nascosto libri sui pappagalli, che io trovo la mattina sul suo letto aperti, insieme a briciole di biscotti, penne, carte di merendine, bicchieri semivuoti di latte, altri libri sui cavalli, resti di una festa a cui per fortuna non sono stata invitata; quindi ho capito anche perché il cane fugge sulla poltrona in salotto: per non essere costretto a leggere libri sui pappagalli.

 

Alle sette del mattino lei si alza, va in cucina, fa colazione con mezzo biscotto, poi crolla riversa sul tavolo e dorme mezz’ora, incurante del mondo intorno che si sta mettendo in moto. Io intanto dico: se di notte non dormite, le ossa non si allungano e rimarrete alti così, e anche il cervello resterà piccolo così, ma dormono tutti e non mi sentono, e in quel momento sono così stanchi che sarebbero pronti anche a darmi ragione. Ma non serve a niente perché la notte tornerà e di nuovo ognuno userà la sua libertà come vuole: pappagalli, zombie, racconti dell’orrore, canzoni che poi la mattina vengono dimenticate, diari con il lucchetto riempiti di segreti, interrogazioni di storia, torce a cui mia figlia cambia continuamente le pile. Dovrei arrabbiarmi molto, o stabilire dei turni di guardia, ma non voglio vivere in un romanzo distopico sulla privazione del sonno, e comunque alla loro età facevo la stessa cosa, tranne non aver mai letto un libro sui pappagalli. Alla fine le ossa sono cresciute lo stesso. Il cervello non lo so. Ma mi piace che loro abbiano una società segreta notturna. Mia sorella e io avevamo le stanze comunicanti e ci parlavamo con i pugni in codice sul muro fino a che riuscivamo a stare sveglie. Io a volte forse mi sono anche calata dalla finestra, e di mia sorella non parlo, la prima regola dei pugni sul muro era: se fai la spia sei morta. I miei figli alle finestre hanno le inferriate, ma potranno più facilmente scappare dalla porta. Quindi finché la sera vanno a letto saltellando felici, convinti di iniziare una grande avventura segreta, carichi di provviste che credono di nascondere benissimo, io fingerò di essermi già addormentata, e quando urleranno in mezzo alla notte: mamma, dormi?, griderò indietro ancora un altro sì.

Annalena Benini

Annalena Benini

Nata a Ferrara nel 1975, laureata in Legge, è al Foglio dal 2001. Scrive di costume, di persone, di libri e di quello che succede. Cura per il Foglio un inserto settimanale, Il Figlio, che esce ogni venerdì. Vive a Roma, è sposata e ha due figli.

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