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L'uovo sbagliato

Il libro di Ada Gobetti è un inno alla stranezza e alla libertà. Siate il gallo Sebastiano, bambini

5 Aprile 2019 alle 11:09

L'uovo sbagliato

Nel 1940 Ada Prospero è una donna di trentotto anni, insegna inglese e lavora come traduttrice per diversi editori, è sposata con Ettore Marchesini, ingegnere radiofonico e pittore. Nel 1926 il suo primo marito, Piero Gobetti, era morto in seguito alle conseguenze di un agguato fascista lasciandola sola con il figlio Paolo (“Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non so quando, non importa, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo solleverai tra le tue braccia. E io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più partire, mai più”, scriveva sul suo diario), da allora Benedetto Croce l’aveva accudita con affetto e stima: è lui, Croce, a intercedere con Aldo Garzanti – uno degli editori per cui Ada traduce e che l’aiuta, avendo anche appena acquisito la storica casa editrice Treves dopo le leggi razziali del 1939 – affinché Storia del gallo Sebastiano venga pubblicato.

 

Nonostante il rapporto già esistente tra Ada e Aldo, c’è infatti necessità di insistere perché il nome di Ada non è neutro, non è un nome gradito al regime. Alla fine, per non rinunciare a questa lunga avventura in forma di favola, viene scelto uno pseudonimo: Margutte. Così si chiama il servo di Morgante nel poema di Luigi Pulci, così si firmerà anonimamente l’autrice: il primo finisce per morire di risate, e forse anche la seconda sta ridendo mentre con un racconto che sbeffeggia le convenzioni sbeffeggia il fascismo che le ha portato via il primo marito. Le illustrazioni che accompagnano il testo, invece, sono del secondo marito, Marchesini, e in linea con un certo gusto bambinesco dell’epoca: Goffredo Fofi, introducendo la nuova pubblicazione del testo per le romane Edizioni di storia e letteratura, ne individua il debito con quelle create da Vamba per Gian Burrasca.

 

Come nella migliore tradizione della letteratura per ragazzi, questo libro si può leggere per immagini e già racconta una storia: il gallo Sebastiano viene ritratto in tutte le avventure della sua dis-educazione, mentre scappa, mentre si ribella, mentre (non) impara l’aritmetica… Con tratti semplici e infantili Marchesini mostra l’originale e tenera bruttezza di una creatura anomala: Sebastiano è il tredicesimo figlio di una covata che abitualmente prevede dodici uova, è nato da un uovo sbagliato, da un uovo storto, è colui che fa intravedere la crepa nelle nidiate perfette della rispettabilissima gallina Piumaliscia Perbenino. Piumaliscia non sa come sia potuta accadere proprio a lei quella covata deviata, non è mai successo niente del genere nella sua famiglia, a parte le bizzarrie di una certa imprudente Arcadia, gallina arruffata e scombinata, che cadeva a testa in giù nelle pozzanghere e dimenticava regolarmente di fare l’uovo, ragione per cui era stata giudicata inutile e immeritevole di altro che non fosse la padella. Piumaliscia non vuole certo finire come lei a far brodo, perciò appena si accorge di essere madre di uno strano uovo si precipita a chiedere consiglio al saggio gallo Calisto, che le suggerirà con esattezza come comportarsi e perfino che nome dare al pulcino, che terrà sotto la sua protezione. Se, come indica Goffredo Fofi, Sebastiano è il figlio di Ada, Paolo, allora Calisto potrebbe essere Benedetto Croce.

 

Di certo in ogni pagina di questo libro per bambini si avverte una tensione sovversiva, un’anima antifascista: Storia del gallo Sebastiano è un inno alla stranezza, all’irriducibilità, alla devianza. Vorrei farlo leggere a tutti quelli che pensano alla letteratura per ragazzi come a un territorio innocuo, e ai bambini di oggi, disabituati alle morali eversive: identificarsi in Sebastiano vuol dire non sottomettersi a nulla, neppure alla famiglia, e c’è un gran bisogno di dissidenti, nella vita e nella letteratura, raccontati bene e disegnati senza paura di goffaggine. Non c’è solo la tradizione di storie in cui gli animali sono protagonisti, dietro il bel libro di Ada Gobetti, ma anche quella dickensiana del bambino ribelle e senza genitori, oppure provvisto di genitori inutili. Nella grande libertà di Sebastiano c’è sempre posto per l’altro, il realmente diverso, al quale il nostro eroe va incontro: il capitolo più bello in questo senso si intitola “Gioie e dolori della vita in comune”, e vi trova compimento una sarabanda di personaggi accolti dalla vecchia Teresacarolina: ci sono l’oca Miranda, Bernardoco, la Gatta Matùa. Sebastiano, nella sua stranezza, non è mai solo, e il pensiero di chi legge va alle avventure del suo alter ego nella realtà, Paolo Gobetti, che tra il 1943 e il 1945 sarà un giovane e appassionato partigiano nelle formazioni di Giustizia e libertà. La vita è a volte prefigurata dalla letteratura, anche e soprattutto da quella per ragazzi, e a loro oggi mi sentirei di dire: siate Sebastiano, e fate la vostra battaglia.

Nadia Terranova

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