Migranti al Cara di Castelnuovo di Porto (foto LaPresse)

La bambina con la giacca a vento rosa non voleva andare a Cortina

Annalena Benini

Castelnuovo di Porto e lo smantellamento di una comunità. Sradicare e ricominciare

Perché Matteo Salvini, ministro dell’Interno, continua a dire che i richiedenti asilo politico (molti con permesso di soggiorno per motivi umanitari), che in queste ore stanno lasciando il Centro di accoglienza di Castelnuovo di Porto, tra cui i bambini delle scuole elementari, non devono però pretendere di andare a Cortina? Nessuno di loro avrebbe desiderato di andare a Cortina, nessuno sa nemmeno che cosa sia Cortina, certo non la bambina di cinque anni con la giacca a vento rosa che mostra i disegni che i compagni di classe hanno fatto per lei.

 

Le chiedono, gli adulti intorno, sconfortati: chi ti ha regalato questi disegni? E lei risponde, fiduciosa: i miei amici. I suoi amici, la sua comunità. Che cosa c’entra Cortina? Che cosa c’entrano “le corriere Mercedes munite di aria condizionata” utilizzate per lo sgombero del Centro di accoglienza? I pullman non sono una prova della non disumanità di questo ordine di trasferimento arrivato lo scorso venerdì sera, che non ha tenuto conto nemmeno del parere della prefettura e dell’amministrazione locale: il Cara funzionava bene.

  


  


  

Alcuni bambini sono stati fatti partire in fretta, i genitori non li hanno più mandati a scuola e la maestra ha detto: “Non ho avuto neanche la possibilità di avvicinarmi ai miei alunni per salutarli. Il saluto è fondamentale per tutti gli esseri umani ma specialmente per i bambini”. Se non saluti un bambino, se non gli spieghi perché non vi vedrete per un po’, se non gli dici che andrà in un posto più bello e che sarete per sempre amici, quel bambino penserà di avere fatto qualcosa di male e che tu non gli vuoi più bene. E questi bambini in particolare, che il pomeriggio studiavano italiano, che a scuola avevano fatto la festa di Natale insieme ai bambini di Castelnuovo di Porto, avevano già affrontato uno sradicamento: sono fuggiti dalla Turchia, perché il padre è curdo, sono fuggiti dall’Egitto, e Blessing, che ha venticinque anni e un figlio di sette mesi, è arrivata in Italia dalla Nigeria con la tratta delle prostitute, ma era riuscita a liberarsi. Alcuni sono studenti delle superiori.

 

Nessuno ha mai pensato di andare a Cortina, dove in questi giorni fa ancora più freddo che alla Stazione Termini, rifugio di molti che adesso non sanno più chi sono: hanno diritto all’accoglienza, oppure il loro permesso umanitario è stato revocato per il restringimento attuato dal decreto sicurezza, e vagheranno alla stazione, senza sicurezza per nessuno. Giocavano a calcio nella squadra locale, facevano i lavori socialmente utili, cercavano di prendere la maturità, un ragazzo del Gambia sta facendo uno stage in una piccola azienda in via Tuscolana a Roma e non vuole andarsene (“sto facendo tante cose qui”). Queste persone, tra richiedenti asilo e lavoratori, avevano creato una comunità che funzionava, e nel chiudere una comunità bisogna pensare a ricostruire una comunità, non a trasferire le persone a pacchetti.

 


 


 

La scuola materna, la scuola elementare, le lezioni di italiano, “la mia amica Chiara”, l’albero di Natale. Adesso questi bambini devono ricominciare da capo, un’altra volta, in un altro posto, e non è affatto sicuro che in un luogo più piccolo l’integrazione sarà più semplice e l’inverno più gentile. Gli abitanti di Castelnuovo hanno portato valigie, coperte, cappotti a queste persone ormai vicine, famigliari, il sindaco ha deciso di ospitare una ragazza somala che aspetta la risposta alla sua richiesta di asilo, esiste e si muove un vento costante e tenace di persone che non si scoraggiano e non alzano le spalle e non si tranquillizzano con la descrizione dei pullman con aria condizionata, e non si rallegrano per le battute su Cortina. E la bambina con la giacca a vento rosa avrà nuovi amici, nuovi disegni, una nuova maestra bravissima, un futuro più bello: questo vento freddo non la scoraggerà.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.