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Mio nonno Totò

Un grande amore non si scorda cchiù. Scoperta e condivisione di un tesoro non solo sentimentale

5 Ottobre 2018 alle 16:15

Mio nonno Totò

Il rispetto, prima di tutto. Nonno Totò aveva un forte senso di gratitudine per la vita, che manifestava andando incontro al prossimo, in ogni situazione. Con gli anni, e la fama, poté permettersi una vita comoda, ma mai dimenticò i suoi princìpi. Anche quando in ballo c’era semplicemente da lucidare un paio di scarpe!

 

Infatti, preferiva pulirle da sé piuttosto che delegare altri, perché era indelicato secondo lui affidarsi alla servitù per un compito misero e perfino rischioso: “Il contenitore dei piedi altrui… figuriamoci se dovessero pure puzzare!!!”, diceva. Le uniche volte che venne meno a questa abitudine fu nei viaggi a Napoli. Aveva infatti un appuntamento fisso con uno sciuscià che lavorava per interposta persona: aveva perso una gamba, quest’uomo, e nonno gli regalava diecimila lire ogni volta. Quando per quattro mesi non poté andare, per ragioni di tournée, il suo lustrascarpe gli fece notare l’assenza: “Principe, voi rappresentate per me una rendita fissa, io sul vostro aiuto ci conto”. E naturalmente nonno si sentì subito in obbligo non solo di riprendere le buone abitudini, ma anche di favorire gli arretrati.

 

Totò e Antonio. Sono due, ed è uno al tempo stesso.

 

Fanno parte della mia vita, da sempre. Me ne parlano foto, quadri, articoli e decorazioni, oggetti, ma soprattutto i racconti di mia madre, Liliana, la sua “principessa”, e di mia nonna Diana, affettuosamente chiamata da nonno, suo marito, Mizzuzzina. Così sono nata, nel mito familiare di un grande attore e poeta. E sono cresciuta nella dedizione profonda verso il suo ricordo: purtroppo, non l’ho conosciuto direttamente, perché si è spento due anni prima che io venissi al mondo in Sudafrica. Ed è con questo spirito di ricerca e di protezione, che porto in giro per l’Italia il ricordo della sua opera, proprio per condividere con chi lo ama la mia conoscenza della sua persona, oltre il personaggio. Apro insomma, il baule di famiglia, ogni volta.

 

La tenerezza che sento per lui si unisce a un senso di ammirazione per le capacità, uniche e rivoluzionarie nel panorama dello spettacolo del Novecento italiano. E poi francamente mi emoziona la sua rettitudine, appunto, il rigore, in lui così vivo.

 

Lo sento a volte come una presenza in forma latente, che si materializza negli incontri. Qualche anno fa mi è successo con l’attore Enzo Decaro al premio Fuori dal Tempo, eravamo ad Ostuni, in compagnia di mia madre. Enzo mi disse: “Tu non puoi lasciare che tutto questo vada perso”. E mi gettò un amo, inaspettatamente. Iniziai a lavorare sul solco già avviato da mia madre, prima sostenitrice di Antonio de Curtis, oltre che figlia amatissima. Per la prima volta ho messo mano ai suoi manoscritti, a lettere, fotografie, alle bobine registrate con la sua voce, di cui conoscevo appena l’esistenza. Abbiamo portato in mostra, con un allestimento itinerante, le cose più belle. E’ stata un’occasione per incontrare tanta gente e iniziare a parlare in prima persona del ‘tesoro’ che maneggio e vivo con umiltà. Il percorso di studio su mio nonno mi ha portata anche a incontrare Loretta, che con me firma il libro A Napoli con Totò. Dalla Sanità alla luna, per Giulio Perrone Editore: è una passeggiata nei luoghi che più sono legati, per vita o per professione, al passaggio di nonno su terra partenopea, per conoscere Napoli, la sua storia, il suo tessuto sociale, ma anche quella sua forza sognatrice, dentro e fuori il teatro. In questo viaggio ci accompagnano persone comuni e gente di spettacolo. Anche Loretta, giornalista della Rai, è di origini campane, per parte di nonni materni. E, come me, sta lavorando alla ricerca delle sue radici. Quando ci siamo parlate la prima volta mi ha detto: “Ancora non avevo i mobili in casa che già erano entrate le mie due figure di riferimento, e cioè una foto con Eduardo De Filippo e Totò, assieme, affissa alle pareti ancora spoglie”.

 

Nello “spazio Totò” che si è creato nella mia vita, tutto nasce proprio dalla spinta a conoscere meglio le mie origini. E in questo spazio, anche simbolico, ci sono personaggi, situazioni, modi di vivere, valori tramandati, odori, ricette ed emozioni che sempre portano a Napoli.

 

Ma nel mio cuore, sono forse i racconti d’amore quelli che abitano un posto speciale. E mi riferisco alle parole che nonna Diana mi ripeteva; io con lei sono cresciuta, abbiamo abitato assieme per lungo tempo. Nonno Totò era stato il suo principe azzurro, lo aveva conosciuto giovanissima, fu un colpo di fulmine per entrambi. Ogni volta che rievocava quegli episodi, le brillavano gli occhi. Un grande amore, per dirla alla napoletana, non si scorda cchiù. Ecco, anche io posso dire così: Totò, nell’amore di nipote, è qualcosa che non si può scordare cchiù.

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