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Una storia d’amore

Il dolore improvviso, la vita che si frantuma, e quei legami che almeno una volta abbiamo tentato di salvare

1 Giugno 2018 alle 16:04

Una storia d’amore

Un dettaglio della copertina di Nel cuore della notte di Marco Rossari

“Tutte le storie d’amore sono storie tristi. E ridicole, e tristi, e ridicole, e bellissime”. E’ vero, ma qualcuna più delle altre, qualcuna può contenerle tutte: come quella dello sconosciuto e di Anna. Una storia raccontata nel cuore della notte su una corriera sgangherata e pulciosa che, attraversando un indefinito paese del terzo mondo, sta trasportando un’altra coppia, Marco e Chiara, verso un vulcano meraviglioso e apocalittico, una visione che si preannuncia “fucking amazing”. Così, con la promessa che verranno storditi e meravigliati dalla natura, dopo aver sistemato i bagagli, i due ragazzi prendono posto su sedili sconquassati: Chiara si addormenta e Marco (che si chiama come Rossari, l’autore di questo libro) finisce accanto allo sconosciuto. Lo sconosciuto puzza di alcol, indossa una maglietta slabbrata e stinta da fan di un illeggibile complesso musicale, viaggia da solo con il suo dolore, ha un viso dal quale si vorrebbe distogliere lo sguardo. Eppure Marco sente il fascino, o la pressione, di quel volto, di quella storia che pulsa; e pure il lettore, fin dalla prima pagina, vuole sapere. E’ lo sconosciuto che si fa narratore il protagonista di Nel cuore della notte (Einaudi), un romanzo poetico e politico, pieno di fascino e dolore, che racconta due vite di un uomo e ci mostra in diretta la terza: che cosa rimane di una persona dopo una morte, una resurrezione e una nuova morte.

  

La storia che arriva cavernosa e potente, nel cuore della notte dell’universo, è – dicevamo – una storia d’amore, la storia originaria di tutte le storie d’amore. Lo sconosciuto ama Anna da sempre; Anna è l’amore fresco, la ragazza con cui si finisce per caso e per forza, l’amore totale, quello oltre il quale non c’è niente, il confine e l’assoluto della giovinezza. Insieme sono subito una coppia, un corpo unico (“In fondo l’unica vera casa è il corpo. Il tuo e quello della persona che ti ama. Corpi vicini, accoglienti, dove sai che troverai sempre un conforto, almeno finché i reciproci odori si tollerano o si vogliono bene”, e anche: “Se non parliamo di corpo, non parliamo di niente”); arriva una figlia, che muore all’improvviso. La linearità del racconto si interrompe: la morte di una neonata è l’indicibile, il dolore diventa ossessione, la vita si frantuma. L’amore non trova più un luogo dove esistere, gira intorno a se stesso e infine si ritrae: non c’è più posto per l’amore, quel posto è occupato da un altro sentimento che ne è l’antitesi eppure, mostruosamente, gli somiglia.

 

“Il lutto è come un grande amore che ti stravolge”, scrive Marco Rossari, e nessuno l’aveva mai detto con tanta coraggiosa precisione. L’assenza della neonata diventa un’allucinazione ininterrotta. Lo sconosciuto e Anna si separano, la storia dello sconosciuto diventa una storia di alcol e sesso, di miseria quotidiana e solitudine in chat, una storia sanguinante e beffarda: quando il dolore ti divora, misteriosamente confina con l’ironia. Lo sconosciuto finisce nel cuore di mille notti, tutte uguali e tutte diverse, narcotizzanti, brutali, grottesche. Lo sconosciuto è un poeta, lavora in una libreria, ma “hai presente quelli che dicono: la poesia mi ha salvato la vita? Ecco, a me l’ha rovinata”. Perché mentre lui si perde e Anna diventa una giornalista stimata e piena di ardore, riuscendo a sublimare nel lavoro il male per la perdita subita, c’è un momento – mentre lei sale e lui sprofonda – in cui i due si ritrovano. Non solo l’amore torna (forse non era mai andato via, forse era rimasto sempre lì, schiacciato e spezzato), ma torna anche il sesso. Più misterioso, più osceno, più libero – un sesso possibile solo per un’antica coppia che è già stata all’inferno e poi è tornata in superficie. Intanto, Anna viene avvicinata dal partito del NO (un movimento populista, forcaiolo, cultore del nuovismo), e lo sconosciuto pubblica il suo primo libro di poesie: una risalita per entrambi, di nuovo insieme, finché un episodio, un singolo, piccolissimo episodio, disintegrerà tutto, questa volta per sempre.

   

“I knew these people, these two people, they were in love with each other”, cita l’esergo da Paris, Texas, film che fa da nume tutelare a Nel cuore della notte. La profondità dei personaggi e la bellezza della scrittura fanno sì che alla fine a rispecchiarsi nello sconosciuto e Anna non siano stati solo Marco e Chiara. Scrive Rossari che la poesia non è mai autobiografica ma sempre biografica, è una biografia collettiva: questa storia, che di poesia si nutre e dalla poesia è divorata, riesce a diventare storia di tutti, quel lutto innominabile e straziante il nucleo di ogni perdita, quell’amore così fragile e roccioso l’amore che ciascuno di noi ha provato una volta a salvare, da cui ha provato una volta a essere salvato.

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