Il vento che cambia per il Milan. E anche per Kalinic

A Cagliari i rossoneri hanno ottenuto il secondo successo consecutivo grazie a una doppietta di Kessié. Buoni segnali dal centravanti croato

23 Gennaio 2018 alle 14:01

Il vento che cambia per il Milan. E anche per Kalinic

Foto LaPresse

Le vent nous portera, cantavano quelli. E il gelido vento sardo ha guidato questa volta noi alla vittoria, regalandoci altri tre punti importanti da mettere in cascina, come è buona abitudine fare qui in Lombardia, anche se è inverno e d’inverno si consumano di solito le provvigioni accumulate nella bella stagione. Noi accatastiamo punti adesso (meglio e più agevole farlo nei turni che ci aspettano di qui a febbraio, con un calendario relativamente facile – Lazio in visita la prossima settimana, a parte, ahimè), ci scaldiamo al vivace fuocherello degli ultimi risultati e confidiamo di averne ancora ai primi tepori marzolini, quantomeno, Coppa Italia ed Europa League permettendo.

 

 

C’è poi da dire che a noi padani (sì, lo so, parlare di appartenenza territoriale per i nostri giocatori, come per quasi tutti in serie A, è una fantasia sbilenca e anacronistica, ma fatemi sognare di essere ancora agli albori del Milan di Berlusconi, il quale ci tenne a ribadire a quell’epoca l’importanza della lombardità dell’ossatura della squadra – si pensi a Baresi Maldini Galli Costacurta Donadoni Colombo…) il vento proprio non va giù, è un fastidio della natura cui siamo poco abituati. Eppure, in mezzo alle traiettorie sbirule che ha dato alla palla per tutta la partita, ha soffiato a nostro favore, mescolandosi alle sempre tesissime urla del sempre scalmanato Ringhio, che per la sfida col Cagliari ha pensato anzitutto di ridare fiducia a Kalinic. E ha pensato bene. Perché il croato, il nostro Cireneo che ingiusti fischi subì al Meazza, è stato, semplicemente, decisivo. Oltre al solito lavoro sporco, sulla lavagnetta del menu di giornata troviamo un rigorino argutamente procurato e l’efficacissima sponda in area per la doppietta di Kessié, il vero uomo della partita, l’onnipresente tronco d’ebano del nostro centrocampo (poi nella ripresa è andato palesemente spompandosi, ma tant’è).

 

Settimo posto riguadagnato e fiducia in costante, discreta, cauta crescita, per quanto un’occhiatina alla tenuta difensiva andrebbe sempre data (se pure Gigio si mette a papereggiare…) e facciamo più punti che gol. La squadra, comunque, c’è. E il vento, come sempre, farà il suo giro.

 

(Post scriptum letterario vigliaccamente ciulato all’amico rossonero Gino Cervi: durante la gara subentrano Abate e Farias. Il Conte di Montecristo sentitamente ringrazia).

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