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Cosa si sarebbero detti Tasso e D'Annunzio vedendo Atalanta-Pescara

Mirko Volpi

"Non è forse il duca Gasperin lo miglior fabbro?" si chiederebbe l'autore della Gerusalemme liberata. "Forse che sì, forse che no", risponderebbe il Vate

Nel Paradiso degli scrittori due grand’anime a discorrer amenamente si truovano de le terrene cose: ecco avanzarsi, cinte d’alloro le tempie, e una singular sfera aurea premuta sotto ai piè, Gabriele D’Annunzio e Torquato Tasso

 

D’Annunzio: Messer Torquato!
Tasso: Chi distraemi dai gravi pensamenti miei?
D’Annunzio: Colui che di Pescara vien.
Tasso: Messer Gabriello, siete voi: qual novità è che mi ricordiate la fortunata terra donde nasceste?
D’Annunzio: Come? Nol sapete? Oggi le cittadi nostre le lance e le spade fiere incrociaro.
Tasso: Ben il so, o moderno vate.
D’Annunzio: Bergamo vi fé, e disfece noialtri miseri adriatici.
Tasso: Mal vi condusse lo superbo Boemo.
D’Annunzio: Ei non pugna per triunfar, ma unicamente pel bel giuoco mostrar.
Tasso: Un Super-Uom si crede e dell’estetica il massimo cultor.
D’Annunzio: E vi stupite, o gran Torquato, che, sì come Narcisso, io mi ci specchi e goda?
Tasso: Nullo stupor alberga in me.
D’Annunzio: Deh, cessiam! Ché, pur bella, la sconfitta ancor m’accora.
Tasso: Ben diceste: altro i’ vorria celebrar.
D’Annunzio: Bergamo in fama di Pergamo superba venut’è ormai.
Tasso: Canto l’arme gloriose e ’l capitano Gomez, che del Novo Mondo qui venne.
D’Annunzio: Il gran campion, Papu nomato.
Tasso: Molto egli oprò col senno e con la sfera.
D’Annunzio: Come un novello Goffredo ricordato sarà da le orobiche genti.
Tasso: Ah, sempre ingiustamente spregiate genti!
D’Annunzio: Tenuti per bifolchi e di magioni costruttor, vulgo magutti chiamati.
Tasso: Or invece terror e tormento ai maggior esserciti de l’italico torneamento essi son.
D’Annunzio: Odo di Val Brembana e di Seriana pur anco l’urlo vittor.
Tasso: Non è forse il duca Gasperin lo miglior fabbro?
D’Annunzio: Forse che sì, forse che no.
Tasso: Il Ciel gli diè favore.
D’Annunzio: E sotto ai santi segni ridusse i suoi compagni erranti.
Tasso: L’imprese di Atalanta, la Dea cacciatrice, il senno perder mi fan.
D’Annunzio: Nol dite! O a Sant’Anna ricovero novamente avrete.
Tasso: Giammai! Con altro vello a Ferrara tornar vorria.
D’Annunzio: De l’Estense compagine, nel minor torneamento, un gran dir si fa.
Tasso: La Spal tra le bergamasche mure a l’estrema tenzon attendo.
D’Annunzio: De la Spal favellate, o del gran inimico vostro, messer Lodovico…?
Tasso: …Ariosto, dite? Vero è ben, nol niego. Chi con la sfera e con la penna miglior fia?
D’Annunzio: Alla Crusca l’ardua sentenza.