(Lapresse)

Il Bi e il Ba

Padroneggiare l'aria fritta

Guido Vitiello

La gestualità di Giuseppe Conte nel suo primo discorso da leader del M5s non serve a scandire le parole ma a nascondere il vuoto

C’è un gesto molto comune che accompagna i discorsi politici, specie quelli che si fanno da seduti e in favore di telecamera. L’oratore tiene le mani a mezz’aria, come se reggesse un pacco invisibile tra le punte delle dita, e poi le sposta delicatamente di lato, ad accantonare il pacco e prenderne un altro. E’ un gesto che vuol dare un’impressione rassicurante di ordine mentale, e che potremmo tradurre così: sto affrontando una questione che padroneggio saldamente e senza sforzo; prima di passare oltre, la riporrò con cura sulla mia mensola mnemotecnica, dove sono allineati tutti gli altri dossier.

 

L’ho visto fare più volte a Giuseppe Conte nel primo discorso da leader del M5s, ma il messaggio che passava era tutt’altro. Tale era la rarefazione semantica delle sue parole che il gesto sembrava dire: ecco qua, vi ho fatto un bel palloncino di aria fritta, ora lo lascio fluttuare e gonfio il prossimo. Il sociologo Gérald Bronner (“Cabinet de curiosités sociales”, Puf) dice che il linguaggio vuoto dei politici non nasce dalla volontà di ingannare l’elettorato, ma dal timore di finire sbranati dalla società dei commentatori, pronti a crocifiggerti per una sillaba infelice. Più parli a vuoto, insomma, più puoi sperare di farla franca. Così, il nuovo M5s fa palloncini d’aria fritta per paura del vecchio M5s, che fabbricava spilloni. Non è un progresso, è la dialettica del grillismo.

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