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Il Bi e il Ba

Il caos regna sovrano. E governa pure

Guido Vitiello

Dieci anni di contraddizioni populiste, di quotidiane frasi senza senso. E poi dpcm, bozze, ordinanze, moduli, zone, il tutto variabile da un minuto all'altro: la confusione come strumento di potere, il modo di ottenere l’obbedienza per sfinimento

     

     

    Il caos regna sovrano. E’ una di quelle frasi che si dicono tanto per dire, con un sospiro rassegnato da yiddishe mame o da mamma napoletana, e che invece andrebbero prese alla lettera. Il caos regna sovrano, è proprio così, e giorno dopo giorno senza accorgercene diventiamo psicologicamente suoi vassalli, proni a ogni suo capriccio. “Parla per te!”, potrebbe piccarsi qualcuno; e infatti parlo per me: è il mio esame di coscienza di un suddito. Ma non credo di essere il solo. Avevo temuto che quello populista fosse un caos prerivoluzionario, la grande confusione sotto il cielo che apre la via a un nuovo ordine dispotico. La verità si è rivelata ben più cupa: anche dopo la presa del potere – anzi, soprattutto dopo quella – il caos resta il loro instrumentum regni, il loro modo di ottenere l’obbedienza per sfinimento.

     

    Il primo passo del mio abbrutimento civile è stata la sudditanza nei comportamenti: disorientato dalle mille indicazioni contraddittorie, dpcm, bozze, ordinanze, moduli, zone, il tutto variabile da un minuto all’altro, è andata a finire che mi sono murato vivo in casa. Almeno, mi direte, ti è rimasta la libertà dello spirito, la capacità di osservare il mondo dalla cella. E che sono, Severino Boezio? Per quanto mi sforzi di resistere, è evidente che il mio cervello non è stato progettato per reggere a dieci anni di bombardamento quotidiano di frasi senza senso, di gente che si contraddice non dico da un giorno all’altro, ma tra la principale e la subordinata di uno stesso periodo, nell’indifferenza di un’informazione altrettanto antiaristotelica. Aiutatemi, perché sono a pochi passi dal dire: va bene tutto e va bene il contrario di tutto, avete ragione voi, due più due fa cinque e anche ventidue, basta che mi lasciate in pace. Sotto i larghi rami del castagno rischio di averla vinta su me stesso, e di finire per amare il Grande Caos.