Terza lezione di garantismo

Guido Vitiello

Cari bambini, prendete le strisce satiriche sulla giustizia di Alfredo Chiàppori e iniziate a disegnarci sopra il faccino di Davigo

Terza lezione del corso di garantismo per bambini. Oggi leggiamo un po’ di fumetti, vi va? Ho qui con me un libro che piacerà ai miei piccoli ostaggi. Si chiama “Vado, l’arresto e torno” (Feltrinelli, 1973) e raccoglie le strisce satiriche di Alfredo Chiàppori sulla giustizia, con prefazione di Oreste Del Buono. Voi siete troppo piccoli per ricordarvi di Chiàppori, e a dire il vero io pure, quindi ho poco da fare il nonno. Tra i personaggi delle strisce – immagino apparse originariamente su Linus – troverete commissari, agenti, il fantomatico Ispettore Chiavistelli e soprattutto Rocco Bill della Procura (“teneva sempre nella sinistra il codice Rocco, e nella destra, sempre carica, la colt calibro 38”). Sembra il reperto di un’altra èra geologica. E non perché i riferimenti all’attualità siano difficili da cogliere; semmai, perché ci parla di una stagione remota in cui il ministro, il magistrato e lo sbirro erano percepiti, da una parte della sinistra, come anelli di un’unica catena di comando. Nel 1968, in una poesia che nessuno legge ma tutti (specie a destra) citano a vanvera gabellandola per una difesa dell’istituzione della polizia, Pier Paolo Pasolini aveva esortato i giovani di Valle Giulia a prendersela con i magistrati invece che con i poliziotti. Anni dopo, al culmine di una serie di emergenze nazionali, derive istituzionali ed equivoci culturali, sarebbe emerso il nefasto fenomeno della magistratolatria progressista. Io però non vi chiedo di studiare la storia, ho un esercizio più semplice: disegniamo sui giudici di Chiàppori il faccino di Davigo. Divertente, vero? (3 - continua)

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