Il bi e il ba

Il referendum sul taglio del numero dei parlamentari è teppismo antiparlamentare

Sperperate le energie in reazioni isteriche perché il Senato delle regioni non era come piaceva a noi, ci stiamo accomodando senza batter ciglio a una riforma delle Camere che è peggiore della riforma Renzi-Boschi

Più del riscaldamento del clima ci ha fregati il raffreddamento del climax. Del resto, chi può vivere tra fiamme perenni? In questo, il colonnello dell’aeronautica va d’accordo col profeta. La temperatura politica di un paese ha i suoi picchi e le sue picchiate, e noi non possiamo farci nulla.

 

Il referendum costituzionale del 2016 sulla riforma Renzi-Boschi fu una vampata poderosa, che fece quasi scoppiare il termometro del climax: duelli televisivi incandescenti, populisti essudanti indignazione, Travaglio e Telese paonazzi come peperoni, fascisti e antifascisti a sventagliarsi in piazza – occasionalmente nelle stesse piazze – contro il babau della svolta autoritaria. Raggiungemmo in quei mesi il nostro punto più rovente, lo Zagrebelsky Point. Dopodiché, dal giorno dopo il referendum, cominciò la rapidissima discesa tra i ghiacci. Era suonata l’ora dell’anticlimax. Insieme a tanti altri mi dissi, sconsolato: abbiamo perso l’ultimo treno, ora la Costituzione non si potrà toccare per i prossimi trent’anni. Avevamo politicamente ragione ma narratologicamente torto. Perché l’anticlimax è il momento migliore per portare a termine le imprese senza che nessuno abbia più la forza o la voglia di uscire di casa. E così, sperperate le nostre migliori energie in reazioni isteriche perché il Senato delle regioni non era composto esattamente come piaceva a noi, ci stiamo accomodando senza batter ciglio a una riforma delle Camere che è puro e semplice teppismo antiparlamentare. Post coitum ogni animale è triste, ma pure post referendum si sta ciondolanti e abbattuti.