Il processo ai neonazisti che mi ha (quasi) fatto simpatizzare per loro

Guido Vitiello

Giovedì ho visto Piazzapulita e perfino io, che sono vaccinato dal pasolinismo, rischiavo una ricaduta. “Ma, mi son fermato in tempo, salvando insieme, il dualismo fanatico e l’ambiguità”

Quando giovedì a “Piazzapulita” avete fatto il processo ai neonazisti, per poco non simpatizzavo coi neonazisti. O almeno antipatizzavo con l’inviato di Formigli, che andava sotto casa di uno strampalato nerd bergamasco, un pennellone che teorizza il lombardesimo parlando più o meno come Fusaro, mentre la mamma piagnucolava e diceva andatevene, questo ha già una condanna, per colpa delle cose che scrive su internet ho passato troppi dispiaceri. Poi toccava a un pensionato calabrese che vive col cane e il padre centenario in una casa spoglia, un vecchio in tuta che vomita da mattina a sera insulti antisemiti perché, dice, non ho un cazzo da fare. E abbracciava l’inviato, gli diceva guarda, se mi fai un servizio così mi rovini, oppure mi mandi in galera dove almeno si mangia. E perfino io, che sono vaccinato dal pasolinismo, rischiavo una ricaduta. Che dovevo fare, dar fiato alle trombe del buon senso, unirmi al tentativo petulante di far ripetere ai balordi le loro oscenità per bearmi della mia indignazione virtuosa? In studio, intanto, Arianna Ciccone cercava invano di riportare il dibattito in carreggiata, e diceva lasciate stare i mattoidi, il problema è la Meloni che nei salotti televisivi parla del complotto dell’usuraio per la grande sostituzione. Del resto, pure Pasolini aveva invitato i contestatori ad attaccare i magistrati e i politici, non i poliziotti. Giovedì rischiava di essere la mia Valle Giulia. “Ma, mi son fermato in tempo, salvando insieme, il dualismo fanatico e l’ambiguità… Ma son giunto sull’orlo della vergogna”. I talk-show ai giovani!

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