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Che, anzi, se non facessero niente sarebbe il massimo...

21 Maggio 2014 alle 14:33

Ricordiamo bene la lettera al Foglio di Piero Ostellino (quello che avrebbe voluto “un giornale per spiegarvi i danni del partito pubblico dell’onestà”). Eravamo a fine 2012 e dopo due anni constatiamo, ancora, che neppure il miglior Ostellino di sempre ha fatto breccia nelle intorpidite intelligenze dei tanti per i quali la politica si risolve tout court nell’ “onestà dei politici”. Neppure chiedendo aiuto, come nella lettera al Foglio, all’ irresistibile e scorrettissima invettiva che Benedetto Croce rivolse, una volta per tutte, a “tutti gli imbecilli il cui ideale è quello di una sorta di areopago composto di onest’uomini ai quali dovrebbero affidarsi gli affari del proprio paese (…) che avrebbero tutti per fondamentali requisiti la bontà delle intenzioni e la conoscenza in qualche ramo dell’attività umana che non sia peraltro la politica propriamente detta”. Troppo radicata è la convinzione che il cittadino al medico chieda che sia abile e capace di curarlo, mentre al politico rivolge “la petulante richiesta di onestà” (laddove “l’onestà politica”, con Croce, “altro non è che capacità politica”). D’altro canto, se ai cittadini la politica di oggi non chiede che : “paga le tasse e fa ciò che vuoi”, è fatale che chi paga le tasse per fare ciò che vuole, ai politici altro non chieda che non rubare. Che, anzi, se non facessero proprio niente, sarebbe il massimo.

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