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Potere giudiziario

8 Maggio 2014 alle 14:39

La magistratura da anni piagnucola pubblicamente sulle interferenze degli altri poteri sul suo operato, sulle critiche che talvolta emergono sulla stampa a proposito di certe sentenze e più in generale sulle questioni relative alla propria indipendenza e al proprio ruolo costituzionale. Magari il piagnisteo è legittimo. Magari è legittimo anche quando si paventa l'introduzione di una responsabilità civile, anche se la magistratura tende poco a confrontarsi con il potere legislativo ed i rappresentanti di quel popolo nel cui nome pronunciano le sentenze, limitandosi, appunto a piagnucolare e a dire di no (la stessa cosa è stata fatta negli anni con la separazione delle carriere, venti anni di risposte negative e nessuna motivazione che noi comuni mortali si potesse capire che non fosse la solita nenia: ma così si toglie indipendenza alla magistratura, mah). Ora, a leggere degli intrighi nella procura milanese, con Robledo e Bruti Liberati in guerra per motivi, a quanto pare, squisitamente politici, e ricordando di un altro scandaletto per nulla edificante sulle toghe (sempre di lotte intestine e antipatie si parlava) scoppiato anche qui a Prato non molto tempo fa, viene da domandarsi, tra tutte queste istanze di tutela dei ruoli costituzionali, che fine facciamo noi che dobbiamo essere giudicati? Che idea ci dobbiamo fare di un sistema immobile e immutabile per alcuni (nelle prerogative), ma ben flessibile in peggio, per noi, che tra l'altro tutte quelle bizze e quegli intrighi li paghiamo a suon di tasse?

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