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Il Direttore a San Pietroburgo

2 Maggio 2014 alle 13:30

Offre lo spunto per parlare del ruolo dei simboli. Non si scappa, a ogni accadimento dobbiamo associare qualcosa. La ragione non basta, il sentimento neppure. Si aggira l’ostacolo ricorrendo ai simboli, o meglio ai significati simbolici che soddisfano tutte le gamme possibili del nostro pensiero e rappresentano quello che ci vogliamo sentir dire. Comodo, sbrigativo, universale e, efficace. Il che la dice lunga sul come siamo impastati. Quando il nome nativo Pietrogrado fu cambiato in Leningrado, si volle affermare un simbolo, quando lo si è cambiato in San Pietroburgo, notare il “San”, s’è voluto affermarne un altro. Poi succede che il Direttore racconti con disincantata prosa, propria delle anime libere, di aver assistito per caso, passando davanti alla sede di Gazprom, ai preparativi della visita e dell’incontro pronubo dell’abbraccio tra Putin e Schroeder. Che cosa evidenzia invece la cazzuta Repubblica antiputiniana? Le protesta di quei tedeschi che hanno trasformato l’abbraccio nel simbolo di un’alleanza perversa. I simboli proteiformi.

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