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Perché Thomas Piketty nasce vecchio

30 Aprile 2014 alle 15:30

Il suo libro non dice niente di nuovo: l’ennesimo lamento virtuoso contro il capitale infame. Lui s’inserisce tra i tanti che discettano a pancia piena e “posto di lavoro” blindato. Emerge quanto di fasullo, di deviante, di rancido e d’interessi personali ci siano nel politicamente corretto: la peste alimentata da un’informazione, quella legata a problemi di copie da vendere e quella mediatica, in cui hanno fatto irruzione più le pance dei cervelli. Il lavoro: tutto deriva da lì. Nel mondo odierno, globalizzato, interconnesso e interdipendente nei suoi tratti produttivi, industriali, commerciali e finanziari, il lavoro, nei suoi aspetti di massa, ha purtroppo assunto connotati diversi da quelli di un diritto inalienabile. Che possa non piacere è naturale, comprensibile, umano. Uscire dall'errore che il lavoro, o meglio la sua interpretazione distorta, "il posto di lavoro" possa essere creato dal nulla, per decisione politica, svincolata e indifferente ai collegati economici, è il primo passo ma, faticoso. Certo, nell'ambito di un socialismo mondiale, Trotsky docet, in cui la produzione delle merci, dei servizi e degli scambi fossero totalmente gestiti dagli Stati, eliminando il concetto di proprietà privata e di ogni sua attività, non c’è bisogno di faticare: basta solo rinunciare alla libertà. Piketty non intende questo? Dubito. Miglior cosa sarebbe impegnarsi per riequilibrare la presente anomala situazione approntando efficaci strumenti di prevenzione per proteggere il lavoro nei tempi di crisi. Come? Meno cicale e più formiche. Il lavoro non è merce, nasce solo dalla sua necessarietà, a sua volta legata allo sviluppo economico che richiede creazione di profitti per sostenerlo ed espanderlo: il solo modo per accrescerne la necessarietà. Ma poiché, le eccezioni confermano la regola, lo stato e il pubblico, non sono in grado di realizzarli nella misura che possa soddisfare le aspettative senza fare debiti, nuove tasse, il cerchio si chiude. E Thomas sproloquia.

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