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Intervista esclusiva

21 Aprile 2014 alle 16:26

“Ma il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta è un passaggio culturale che richiede un’adesione. Se uno è abituato a un’altra visione della democrazia, può sembrare strano il nostro modo di fare”, così Roberto Casaleggio al Fatto zerbino. Beh, con quei capelli che bisticciano tra loro, tutto ci sta. La democrazia diretta: l’ultimo imbroglio mediatico da somministrare ai gonzi senza capacità critica, spacciandolo per “passaggio culturale”. Roba da petulanti infanti bizzosi. Sfugge, nell'impeto della rabbia acefala, a parte l’imbecillità dell’insieme, che il passaggio culturale ha in sé metodi di adesione e di obbligati comportamenti che si sovrappongono a quelli usati da tutti i dittatori conosciuti. Da un partito unico, sinonimo di dittatura, in mano ad una ristretta oligarchia, a una rete, ben più subdola e pervasiva, controllata e manipolata da un’oligarchia altrettanto ristretta. Niente di più dittatoriale: pensiero unico, dogmatico, immodificabile, pena l’anatema e l’espulsione. Dicono, con misero opportunismo d’accatto, di voler difendere la nostra Costituzione che è il prototipo e l’incarnazione della democrazia rappresentativa. Allora? Nessuno coglie la contraddizione essenziale? Eh già, succede, prevale l’ineliminabile, perversa propensione a farsi prendere per il culo. Ai seguaci di Grillo piace da matti. Però, come sono uggiosi e tristi. E i giornalisti? I conduttori televisivi? Osserviamo il prezzemolo di contorno: tutti, chi più chi meno, hanno letto con attenzione Baldessar Castiglione. Non ne hanno il garbo giocondo, solo il tratto banalmente meschino, ma tutto non si può avere.

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