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I due ventenni

21 Aprile 2014 alle 15:27

Nel suo affascinante romanzo, "Kaputt" Curzio Malaparte confessa: "Io ho perso l'abitudine di agire" risposi. "Sono un italiano. Non sappiamo più agire, non sappiamo più assumere alcuna responsabilità, dopo venti anni di schiavitù. Ho anch'io, come tutti gli italiani, la schiena spezzata. In questi venti anni (si riferisce chiaramente al periodo fascista) abbiamo speso tutta la nostra energia per sopravvivere. Non siamo più buoni a nulla. Non sappiamo che applaudire". Noi che abbiamo sempre giudicato l'operato dei venti anni di Cav. con simpatia e anche libertà come il Foglio, utilizzando il metro della ragione secondo l'uso illuministico che ne fa B. XVI, una delle menti più eccelse del continente, e non il livore precostituito che ha accecato metà del paese, possiamo ipotizzare un barlume di similitudine tra questi due ventenni? O se c'è stata una dittatura che ha snervato il paese, esckuso che il Cav. c'entri minimamente, dove la possiamo individuare, in questa enfatizzazione delle regole formali, farisee, senza un'educazione? Giovanni Santachiara

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