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Vendetta, vendetta, tremenda vendetta!

16 Aprile 2014 alle 14:00

La vendetta non è un liquore che l'uomo beve a sorsi, tracanna. Non è bastata la condanna di B. ai servizi sociali, occupato in un compito a lui congeniale, che è quello di riversare sui vecchi derelitti quella pietà riflessiva,che illuminerà il volto degli anziani a lui affidati, con la memoria di sua madre, della quale è conosciuta la riverenza che il figlio ebbe in vita. Lo si voleva condannato a svuotare i cessi e fotografarlo nell'abiezione, per la soddisfazione di tutti quelli che si affollano sotto il palco di un condannato a morte, nello scolatoio delle redazioni di giornali. Quegli stessi che invocavano il rispetto delle sentenze in nome della autorità della giustizia fremono per una pena giudicata leggera e incongrua con la attese degli avvoltoi, appollaiati sui trespoli a scarnificare il cadavere del caro estinto. O i giudici hanno emesso una sentenza ingiusta,perché hanno usato una ratio non consentita dalle leggi (così si concluderebbe per derivata che i giudici sono ingiusti) o -se le leggi consentono tale pena minima- se ne potrebbe concludere, che accordandola a B. abbiano voluto per quanto possibile- iuxta legem- emendare una sentenza che, non solo a molti giuristi ma ad essi stessi, è sembrata poco plausibile. Ai nemici di B. questo non basta, essi hanno paura dell'ombra di Banco, che anche dal sepolcro di Cesano Boscone turba i sogni dei suoi sicari assassini.

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