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Ci sarà pure un giudice a Beirut

16 Aprile 2014 alle 16:00

L'Italia del certificato antimafia è la stessa che difende il mostriciattolo del concorso esterno in associazione mafiosa, l'altra Italia è invece quella del mugnaio di Sans Souci. Un giudice a Beirut ci dirà: "Mi dispiace ma da noi il concorso esterno non è reato e, se ci pensate bene, non lo è neanche da voi". In Libano di questo artifizio italiota non c'è traccia nel codice penale ed è comprensibile che gli accordi di estradizione valgano per i reati e non per i - seppur suggestivi - esercizi giurisprudenziali. In barba a qualsiasi principio di legalità e tassatività del precetto penale sta il disdoro che per essere non mafioso basti un certificato, e per descrivere invece la fattispecie del concorso esterno i giudici impieghino centinaia di pagine, tipizzando ogni volta il reato a loro discrezione. Un temibile ed autentico Governo degli Uomini sprofondato nell'abisso pascaliano del giacobinismo giudiziario, per cui non ci resta che sperare nel libanese Governo della Legge.

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