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Paolo malaiuti

15 Aprile 2014 alle 18:00

Nelle operazioni secolari non conta se ci sono perizie o se ne mancano, ma solo se si ha fortuna o no. Napoleone nella scelta dei suoi generali non si informava da quale accademia provenissero, ma solo se avessero fortuna, come uno che sa che sul campo di battaglia quello che conta è il favore della Vittoria che incorona chi vuole. Davide fu unto contro ogni maggiorascato, così un politico che si cinge di una corte dovrebbe badare alla fortuna dei suoi collaboratori, ben sapendo che quelli che ti sono amici nella ventura facilmente ti accoltelleranno nella sventura. Da Giuda ad Alfano la storia si ripete, perché chi riceve la vita da un altro, per sé non ne ha abbastanza per reciprocarla, perciò "Vae victis!. Il badoglismo di cui parla il direttore appartiene non solo alla costituzione morale degli italiani, ma a tutti coloro che di fronte alla morte tremano per la propria vita.Berlusconi avrebbe dovuto scegliere con più accortezza i suoi collaboratori; alcuni come "buonaiuti" portano nel loro nome il presagio della sfiga che li accompagna, per antonomia. Così del mite Paolo si potrebbe dire "malaiuti", se proprio dir si vuole. Un uomo che volge al declino della sua vita politica e biografica, che non si è mai distinto se non per essere stato il copricapo di Berlusconi avrebbe dovuto (quand'anche avesse subito intollerabile offesa) ritirarsi a vita privata e silenziosa, come il papa, gemendo per la persecuzione del suo mèntore e rendendo grazie per tutti i benefici ricevuti. Invece come tutti i piccoli uomini si fa grande sui coturni dei suoi nemici; I sondaggi danno in calo l'ex Cav. sperando nell'effetto cumulo al ribasso nell'opinione dei suoi fans; noi stiamo sugli spalti a guardare per vedere se la stella che l'ha accompagnato fino al gelo di Mosca ne consenta la ritirata con onore.

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