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Identità di genere, manipolazione o progresso?

14 Aprile 2014 alle 16:00

Tempo fa c’è stata una querelle a distanza tra prime donne: Bonito Oliva accusava Sgarbi di essere vanitoso mentre Lui sosteneva di essere narciso. Insomma roba da far sorridere. Leggo con malcelato stupore che, alle identità di genere più tradizionali (maschile e femminile) e a quelle riconosciute dalla medicina (omosessuale, transessuale ed ermafrodita), il governo australiano ne ha riconosciuto ufficialmente 24. E se vi sembrano poche, ci ha pensato l’edizione americana di Facebook a offrire a chi pretende di far sapere la propria identità di genere di cliccare l’opzione con 56 varianti. Il DDL Scalfarotto, se passerà, sarà molto presto obsoleto, e già intravedo estenuanti dibattiti parlamentari ad aggiungerne altri. Faccio una previsione, gli stati al mondo sono 204; in futuro si avrà un numero ancora più alto d’identità di genere, e tutti saremo riconosciuti non in base al passaporto ma a un numero o una sigla impressa sul codice fiscale. Ci libereremo dell’ingombro della nazionalità per diventare cittadini ciascuno del proprio genere. Non oso immaginare se saremo tutti più felici; se dovremo pagare le tasse a un’entità di genere mondiale; e se le guerre si dichiareranno solo fra generi. Ho la certezza invece che lo sport più praticato sarà scoprire ‘chi è chi’. Sulla identità di genere di Berlusconi non ci sono dubbi, è uno dei pochissimi che non dovrà dimostrarlo. E poiché nella Corte Costituzionale si annidano i difensori più accaniti del DDL Scalfarotto, si affrettino allora costoro a dichiarare fra le 56 opzioni il genere di appartenenza. Se no ci divertiremo a sollevare quel velo di apparente normalità che si cela dietro la solenne constatazione di democratizzare la sessualità.

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