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La disputa sulla bontà

9 Aprile 2014 alle 12:30

Sui “buoni” non ci può essere disputa: altrimenti non sarebbero “buoni”. Fuor di retorica (se si può), che il (supposto) buono “si aggreghi a un’organizzazione” per farsi sacerdote della liturgia dell’indignazione o che altri, più pudicamente, soddisfino il proprio “narcisismo sottile” gustandosi da soli “la tazza della propria buona azione”, se il buono è “buono”, resta tale quale che sia la sua propensione al “profetismo mediatico” o, viceversa, quale che sia il suo tasso di sottile narcistico pudore. Più interessante - in quanto oggettiva - sarebbe, invece, una “disputa sulla bontà”: bene, male, giusto, ingiusto, vero, falso. Questo si che intriga. Ma, fuori da queste pagine, importa a qualcuno?

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