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Il DEF e la politica dei governi

9 Aprile 2014 alle 19:00

Il documento di politica economica e finanziaria, così come le iniziative sui risparmi della spesa o le privatizzazioni hanno un senso e un’efficacia credibile solo se a monte viene definito lo scenario e la visione del paese entro cui le misure da adottare si collocano. Come si configurerà lo stato italiano: quali saranno alla fine i numeri e il ruolo del parlamento, che farà il premier, come saranno articolate le autonomie locali, le regioni rimarranno le stesse, e i comuni verranno accorpati e in che misura? Quali aziende pubbliche saranno considerate strategiche e come si tutelerà la loro strategicità? E le municipalizzate e simili che fine faranno: si faranno pagare agli utenti i costi del servizio? E quale sarà il modello di difesa verso il quale l’Italia intenderà orientarsi, d’intesa con i partners europei e della Nato? E la sanità sarà integrata da un’offerta privata alternativa, ma seria e rigorosa, e chi e come contribuirà al suo finanziamento? E saranno potenziate e rese più efficaci le strutture intermedie (medici di famiglia e altri presidi)? E l’istruzione potrà finalmente avvalersi di un sistema efficiente di premi e punizioni che incentivi i docenti ad aggiornarsi e migliorarsi sempre di più, anche in vista di remunerazioni molto più adeguate, per i meritevoli, all’impegno e alla responsabilità; e gli studenti verranno orientati e avviati verso le materie a loro più congeniali evitando di creare aspettative che poi saranno inevitabilmente frustrate?..........Si potrebbe andare avanti, ma il discorso è uno solo: CHE ITALIA VOGLIAMO? Solo a valle si potranno assumere decisioni assennate e non procedere a tentoni, a “pezzi e bocconi”, come si dice in volgare, rendendo però bene l’idea.

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