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Renzicraxia? Forse, ma Berlusconi ha l’ultima parola

31 Marzo 2014 alle 20:00

Il piglio decisionista c’è tutto, a leggere il Corriere. Poi occorrerà necessariamente attendere l’evolversi politico. Sta di fatto che per molti liberali e socialisti d’antan, berlusconiani e no, che hanno conosciuto quel “particolare ostracismo” verso quel cambiamento che altro non era che superare quel deteriore immobilismo dello status quo burocratico, corporativo, imprenditoriale, sindacale e politico, questo Renzi non può non creare una positiva suggestione inevitabilmente in equilibrio a quell’ineluttabile scia dei ben noti timori che ragionevolmente si appiccicheranno allo stesso Renzi. Noti timori, certo. Perché chi ha vissuto gli anni della Grande riforma proposta da Craxi o da Cossiga o più recentemente per quella più compiuta e strutturata di Berlusconi, che al dir il vero non è stata solo proposta ma anche approvata con una omogenea modifica costituzionale della quale conosciamo la triste sorte referendaria, sa benissimo cosa significa sfidare ancor oggi quella parte pervicace e mai effimera della “gauche italiana”. Quella che, per capirci bene, ritiene di avere una presunta legittimità tanto esclusiva quanto oggettiva da potersi arrogare il diritto di aggettivare negativamente qualunque riforma. Ma il punto ineludibile e indiscutibile è sempre lo stesso: chi vuole il cambiamento troverà sempre l’opposizione da parte di coloro che vivono in simbiosi con l’attuale sistema. E se così è, Berlusconi è l’unico ancora oggi sul fronte del cambiamento a poter essere decisivo oltre a esserne un convinto precursore. E Renzi, senza paradosso alcuno, né sono convinto, né è consapevole. Tanto quanto quello stesso bisogno di Berlusconi: che però non può dire, almeno per ora.

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