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Cerchiamo d'essere realisti

31 Marzo 2014 alle 16:00

L’opposizione interna del Pd, ieri sono stati dodici su 113, un po' poo, come dicono a Firenze, è quell'insieme di personaggi che, non avendo la taglia di leader, non sopporta che qualcuno possa averla. Miserie umane col prezzemolo politico. Per dare una giustificazione politica ai loro tormenti si affidano a Fassina che non trova di meglio da dire che la riforma del lavoro è di Berlusconi. Patetico. Si vestono da ortodossi incarnando l’anima conservatrice, abbarbicata al mito della “Ditta”, ai vecchi riti partitici, ai legami col sindacato e che detesta l’uomo al comando. Ovvio che questi personaggi non tengano assolutamente conto dell’interesse generale del paese, anzi che ripongano qualche speranza di conservare il loro ruolo nel “tanto peggio, tanto meglio”. Lo scontro sul decreto del lavoro, il cardine per sottrarre potere d’interdizione al sindacato, è significativo. Passando a Fi: se vuole veramente il bene dell’Italia ed evitare di essere in balia di Grillo, smetta di comportarsi da bambino bizzoso. A Porta a Porta è stata molto più convincente la Lorenzin di Toti. Qualcuno glielo ha detto, a Toti? Bisogna aspettare il 10 aprile? Se il Pd, nei sondaggi, sia pure per quello che possano contare, cresce, se Grillo pure, significa che i voti del Pd vengono dall'area moderata e che quelli di Grillo dall'area di sinistra contraria a Renzi. Smettiamola di abbracciare la tesi che i risultati delle Europee siano determinanti, decisivi per il governo. Anche se il risultato per il Pd non fosse esaltante, gli equilibri parlamentari dei numeri non cambierebbero. Sarebbero ancora ben sufficienti per fare le riforme istituzionali. Se passano quelle, Renzi ha la vittoria in tasca per il 2018.

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