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I tagli alla spesa e l’inconsapevolezza

27 Marzo 2014 alle 19:25

Quando Tremonti era accusato di fare tagli lineari, ricordo che replicò essere quelli i soli praticabili concretamente perché, quelli settoriali, mirati erano impossibili. Non diceva assurdità. Le varie corporazioni potevano digerire, obtorto collo, che tutti i centri di spesa, dal Colle ai consigli di circoscrizione, avessero una riduzione delle loro dotazioni del 4-5%, ma nessuno poteva tollerare di perderci qualcosa come singola entità. Funzionava, anche se illogico e ingiusto, il “Mal comune, mezzo gaudio” Cottarelli ha proposto tagli mirati e proporzionali. Apriti cielo! Ciascun Ministro si trova a combattere con i suoi specifici sprechi che coinvolgono a cascata tutti i capi di gabinetto, capi dipartimento e direttori generali, i veri titolari del potere della burocrazia. Roba grossa. Il diavoletto mi sussurra: “ Credo che gli italiani tutti, compresi quelli che si dichiarano ferocemente avversi agli sprechi di denaro pubblico, non abbiano ben chiaro che cosa significhi tagliare senza pietà gli sprechi. Non credo abbiano ben chiaro che, per esempio, ridurre lo stipendio di Moretti a trecentomila euro, cosa virtuosa e applaudita, comporta che anche loro ci debbano perdere qualcosa. Tutto si tiene: dai trecento euro di pensione ai compensi milionari dell’Ad di Eni”. Rimango perplesso e lui continua: “E’ opinione diffusa che tutto il problema sia negli sprechi del sistema, la verità è che il sistema si tiene sugli sprechi e che eliminarli coinvolge tutti e, non come si vuol credere che si attui una reale ridistribuzione delle risorse”. La gigantesca gatta a pelare di Matteo Renzi.

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