cerca

La punta dell'iceberg

21 Marzo 2014 alle 19:00

La vicenda che riguarda il Procuratore Capo di Milano Bruti Liberati ed il suo vice Robledo si presta ad una serie di riflessioni e commenti, che, ovviamente, prescindono dal caso di specie. La domanda che può nascere spontanea è perché queste contese devastanti per l’Immagine (quella che viene sempre invocata dinnanzi a veri i presunti attentati) possono sorgere; che interesse può avere un sostituto procuratore a vedersi assegnata una indagine piuttosto che un’altra, se tutti dovrebbero fare il proprio dovere nell’unico modo possibile: quello “giusto”. In realtà – ma non lo si dice apertamente – gestire indagini importanti e soprattutto “eclatanti" comporta dei notevoli “vantaggi. Si diventa “famosi” e nella complessa “struttura”, diventare famosi comporta vantaggi di carriera (più spianata, più veloce e gratificante) ma anche una sottile forma di “impunità”. Valga il vero, personaggi “famosi” condannati per questioni disciplinari non se ne sono visti diciamo…facilmente. Il tutto, nei confini della più assoluta correttezza, naturalmente. La Fama così acquisita spiana, volendo, la strada al passaggio in politica. Esempi inutili e antipatici. Resta il fatto che si diviene conosciuti sfruttando un palcoscenico che non dovrebbe nemmeno esistere: sarebbe meglio se fosse la Legge (cui tutti sono sottoposti, anche i magistrati) a dettare questi criteri sia di assegnazione che di progressione carrieristica. Né si dica che si potrebbe ledere la famosa Indipendenza. Le corse “ad carrieram” oppure “ad processum” non c’entrano affatto. Oppure i Magistrati non sono tutti “uguali”. Ma allora la sorte di un processo può dipendere da chi lo “gestisce”. E questo sarebbe gravissimo e…sorprendente.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi