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“Ma se mi toccano dov'è il mio debole, sarò una vipera ..”

17 Marzo 2014 alle 16:30

Così canta a Poletti la signora Camusso, riguardo alla riforma del mercato del lavoro. Niente di illogico: il potere del sindacato nasce dalla capacità di controllo dello stesso. Il resto chiacchiera. Naturale opporsi a un Governo che possa darsi obiettivi che, in un modo o nell'altro, riducessero i suoi poteri d'interdizione o comunque ne ridimensionassero il suo peso politico. E’un ritornello logoro e, stucchevole il ripeterlo, ma la difficoltà maggiore è affrontare e misurarsi col cambiamento culturale che sarebbe necessario, richiederebbe tra l’altro, anche una diversa considerazione del ruolo delle imprese private. Macigni ideologici e simbolici enormi e fortemente restii ad essere rimossi. La riforma del mercato del lavoro non può essere a costo zero, per sindacati, imprese e lavoratori. Ha una possibilità di riuscita solo se tutte le parti in causa avranno chiaro l'obiettivo comune della crescita economica, che piaccia o no, per avviarsi deve uscire dalla difesa ad oltranza delle attuali convenienze settoriali che coinvolgono i tre soggetti. O si arriva alla concezione condivisa che imprese e lavoratori sono due facce della stessa medaglia, cioè complementari e i sindacati, dalla Cgil ai Cobas, abbandonano la rendita di posizione basata sulla conflittualità perenne e obbligata tra i due soggetti, o non se ne esce. Non c’è Renzi che tenga, non possiamo chiedere all'Europa di essere più comprensibile e attenta nei nostri confronti e continuare con le devastanti rigidità assolute che ci portiamo dietro. Scontato che a livello personale ciascuno abbia argomenti validi per la difesa della propria posizione, e qui siamo a #icazziamari, ma la sostanza del problema non è quella. Allora? Blitzkrieg? Vediamo cosa porta a casa Renzi da Berlino.

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