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Il Grande Equivoco

7 Marzo 2014 alle 18:00

Perchè molti si ostinano a commentare il film di Sorrentino come se fosse, nelle intenzioni e nell'esito, una sorta di lungometraggio di promozione turistica? O un omaggio malriuscito a Fellini? Non c'è Fellini nel film, non c'è Roma e non c'è l'Italia. Roma si vede (non com'è realmente, sporca e disordinata: è metafora anch'essa) ma non di Roma si parla, così come il Bounty non trattava di navi: luoghi e pretesti narrativi, non materia della fabula. La Grande Bellezza è invece la rappresentazione -sublime- di un percorso interiore, del rifiuto di un modo d'essere, non di uno stile di vita. Eppure basterebbe solo riflettere sulla metafora delle radici della vecchia suora, e sul finale con la prua della nave verso il mare aperto. "Il romanzo può cominciare", è la chiosa. E' la speranza dell'altrove (come condizione spirituale) la soluzione del film. E ci piace per questo.

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