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Giornali accattoni o lettori tirchi?

5 Marzo 2014 alle 21:00

Domanda provocatoria e permalosa al tempo stesso. Prende corpo in Italia, (oggi inizia anche "il Foglio") e con una inusuale rapidità di diffusione, la logica della lettura dei giornali on line resa possibile solo con abbonamenti a pagamento. Non ho ancora ben chiara quale sia la filosofia manageriale più equa per tutti, manuale Cencelli alla mano, per centellinare gli interessi in gioco, ma certo un equilibrio dovrà essere trovato, per la piega che sta prendendo l'argomento. L'obiettivo ambizioso è non mortificare (da un lato) i costi dell'informazione, regalando "tutto a gratis" e puntando solo sulla pubblicità veicolata dai cookies, e (dall'altro lato) garantire la libertà insita per sua natura nel Web, di poter attingere sempre e comunque alle risorse disponibili in rete, incluso il leggere a sbafo (nel nostro caso) tutti gli articoli dei giornali. Il costo del mantenimento di una potente casta e dell'editoria in quanto tale, è sempre immenso. Lo so bene. Ma anche le entrate sono molteplici. I contributi statali, la pubblicità, le vendite del cartaceo. Ecco perciò che incrementare forzosamente - con un costo per i lettori di Internet di potenziali abbonamenti virtuali - altre entrate, lo trovo più che fuori mercato, troppo oneroso per i lettori tirchi come il sottoscritto, visto che le spese di spedizione e di stampa sono zero. Si, lo so che questo argomento è scivoloso, ma se fra qualche mese ci troveremo a piratare le prime pagine dei giornali significherà qualcosa? Che c'è più libertà ed opzioni di scelta con l'informazione a pagamento oppure che stiamo andando di corsa verso meccanismi simili a quelli della Pravda data quasi gratuitamente a Mosca prima di Gorbaciov? Ancora non ho le idee chiare. Aspetto qualche contributo nel merito. A pagamento, si intende.

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