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La nozione di peccato

27 Febbraio 2014 alle 20:00

L’assenza nell’uomo contemporaneo della nozione di peccato è un dato fondamentale per comprendere i segni dei tempi. Perché questo è, a mio avviso, l’origine di tutte le dispute a livello pastorale. Se la contemporaneità è segnata dall’assenza della nozione peccato le strade sono due: o scendere a livello di chi non comprende o mantenere la rotta tradizionale. I primi cristiani ebbero a misurarsi con la stessa assenza di peccato e con abitudini pagane oggi presenti in altra forma. Scelsero di combattere e non accogliere le istanze dalle periferie esistenziali dell’epoca. Uno dei motivi di questo abbandono della nozione di peccato ha la sua causa nella marginalizzazione del sacro nelle celebrazioni religiose e nella banalizzazione delle omelie. Percepire il sacro significa distinguere, anche in modo non riflesso, la distanza col profano. Se perdi la nozione del sacro la periferia esistenziale avanza con le sue richieste né cristiane né buddiste, ma semplicemente umane e spesso ideologiche. Che strada sceglieranno i Vescovi, a partire da quello di Roma, a queste periferie è ancora in forse.

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