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“Il miele del visibile”

26 Febbraio 2014 alle 10:30

Almeno per me, e per quel che vale, l’appello che il direttore Ferrara e gli altri autorevoli proponenti hanno rivolto al sommo Pontefice ha prodotto l’effetto di una “necessaria consapevolezza”. Tanto che se potessi dire la mia opinione, dopo aver cercato di seguire come ho potuto, e chiedendo da subito venia di possibili lacune, i vari commenti, le critiche e le prese di posizione che si sono susseguiti dopo l’appello, direi che mentre erano prevedibili i possibili giudizi sia positivi che negativi sulla forma o sul merito ho la sensazione che in alcuni casi sia sfuggito quel particolare “fatto”, veramente eclatante, che è stato quel tangibile e dirompentemente silenzioso (e forse questo sì inaspettato) esito che l’appello ha suscitato sul piano delle coscienze individuali. Come se, a prescindere dall’analisi o nonostante il conseguente giudizio, comunque sia non si sia potuta eludere quella condizione che quella firma apposta o meno, in ogni caso, fosse riuscita a metterti di fronte ad un’azione od omissione verso la quale la propria coscienza prima o poi ne avrebbe inevitabilmente dovuto fare il conto. Tanto che non mi sorprenderei se emergessero, se già non ci fossero, ulteriori commenti, su quelle restanti categorie, di chi si potrebbe adesso professare “firmatario pentito” o di chi vorrebbe di cuore essere sottoscrittore ma non ne ha ancora avuto il “coraggio”. E così da ultimo, pensando al tenore, al senso e all’essenza del medesimo appello il mio pensiero e commento va coincidendo sempre più con quelle parole di Rainer Maria Rilke: “noi siamo solo le api dell’invisibile. Noi raccogliamo appassionatamente il miele del visibile per riporlo nel grande aureo alveare dell’invisibile.”

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